"C'è, in modo inconsapevole ma tenace, la percezione che la condizione femminile sia inferiore intrinsecamente: mentre la condizione maschile è il modello a cui aspirare e conformarsi."
"Il segno distintivo del femminile (l'articolo) non va bene; il segno distintivo del maschile (l'assenza dell'articolo) invece va bene. Perché mai? [...] Ne ricavo l'impressione che una donna, se vuole apparire "seria", debba vestirsi con abiti (linguistici) maschili. E trovo paradossale, quindi che l'opposizione all'articolo provenga spesso da chi invece dice d'impegnarsi perché le donne siano più giustamente rappresentate e visibili, nella lingua come nella società. [...] Se la società percepisce qualcosa di peggiore nella femminilità se si vuole una parità giusta bisogna lottare per cambiare la società e il suo modo di vedere; non assecondarla eliminando i segni della femminilità."
Ho letto questo libro dietro consiglio di una YouTuber linguista, Yasmina Pani, che seguo con piacere perché parla di tematiche attuali senza promuovere idologie particolari. Il libro non mi ha illuminato né sconvolto l'esistenza perché in virtù dei miei studi e di altre letture sapevo praticamente tutto quello che è contenuto nel libro, così come le riflessioni scaturite durante la lettura le avevo già fatte per conto mio, quindi non mi ha lasciato né insegnato granché, ma lo consiglio a chi vuole saperne di più dell'argomento trattato, a chi è alle prime armi e a chi è all'inizio di un percorso di studi a tema linguistico.
La prosa è scorrevole e l'intento del volumetto è estremamente divulgativo quindi chiunque può leggerlo, non serve una laurea in linguistica per capire e seguirne il contenuto. Come promette il titolo, l'autore affronta la questione del genere maschile/femminile nella lingua italiana, incluse le relative problematiche come il femminile delle professioni tradizionalmente maschili, l'articolo davanti ai cognomi di donne e il famigerato maschile inclusivo/sovraesteso, partendo dalle regole in vigore e facendo riferimento a fonti autorevoli per poi esporre le proprie riflessioni.
A differenza di altri libri simili che ho letto, questo ha un grande pregio: l'autore espone regole e funzionamenti della lingua (in particolare ribadisce una grande verità, ovvero che i generi grammaticali maschile e femminile sono un'astrazione e non corrispondono alla sessualità del soggetto) e successivamente esplicita il suo parere personale in merito ai cambiamenti proposti per renderla più inclusiva, ovvero le alternative al maschile plurale inclusivo, quindi asterischi, -u, schwa e persino una -a suggerita dallo stesso autore.
Al contrario di altri libri più famosi e pubblicizzati che si occupano di questo tema, Mainardi non piega né manipola i fatti e le regole ad un'ipotetica ideologia che lui stesso vorrebbe portare avanti, ma si limita a fare le sue considerazioni alla luce di tali regole.
"Anche se veramente riteniamo che il maschile inclusivo sia un'ingiustizia da correggere, non dobbiamo però diventare tendenziosi. Né dobbiamo dimenticare la natura essenzialmente astratta e convenzionale del genere grammaticale, per cui nessun uomo, simmetricamente, si è mai lamentato né ha mai sentito sminuito il proprio carattere maschile dall'uso della comunissima parola persona, di genere femminile."
