lunedì 28 giugno 2021

Nordic Books Challenge. Un corpo nel lago

 Di Arnaldur Indriðason, traduzione di Silvia Cosimini. 

 Per la tappa di giugno della #NordicBooksChallenge era previsto un libro che fosse ambientato sul mare o sul lago, per cui non c'è bisogno di spiegare come mai la mia scelta sia caduta proprio su questo titolo del 2004. 

 Si tratta di un giallo ambientato in Islanda: una scienziata ritrova  in un lago un cadavere attaccato ad un vecchio macchinario sovietico utilizzato nell'àmbito dello spionaggio, e da lì si dipanano le indagini. A mio parere il giallo in sé non è nulla di eccezionale, in particolare mi hanno annoiata tutte le parti sulla vita privata degli investigatori, ma ciò che più mi è piaciuto -e forse potrebbe annoiare i più- è l'alternarsi dell'ambientazione fra l'Islanda degli anni 2000 e la Germania dell'Est in piena guerra fredda. 
 Gli elementi tipici del giallo (nordico) ci sono tutti: critica alla polizia, investigatore protagonista divorziato e con famiglia disfunzionale, problemi di droga. 

 Il filone sull'investigazione, o comunque la storia poliziesca vera e propria, non è eccelso e ad un certo punto del romanzo si può intuire dove si andrà a parare, però tutto ciò viene compensato dall'ambientazione per chi l'apprezza e dall'estrema scorrevolezza, per cui in generale sono soddisfatta da questa lettura, e ribadisco che le parti più interessanti del libro sono state, per me, quelle ambientate a Lipsia relative alla guerra fredda, allo spionaggio e al racconto non edulcorato del regime comunista sovietico, un sistema che attuava un controllo ossessivo e paranoico della popolazione e che cercava di fare proseliti all'estero magari attirando i giovani con borse di studio, per poi far loro il lavaggio del cervello. 

 Ma cosa c'entra il comunismo con l'Islanda? Si praticava lo spionaggio anche lì? A chi appartiene il corpo nel lago? 

 Questo libro fa al caso vostro se vi piacciono i romanzi di LeCarré e di Orwell (ovviamente non siamo ai livelli di nessuno dei due). Non è stato il libro della vita ma sicuramente una lettura apprezzabile. 
 La prossima tappa della sfida di lettura prevede un' opera ambientata nella mèta che ci piacerebbe visitare, e ancora una volta la mia scelta ricadrà su un giallo ambientato in Islanda, appartenente alla stessa serie di questo che ho letto a giugno, spero mi piacerà! 

domenica 6 giugno 2021

Nordic Books Challenge. Made in Sweden. Le parole che hanno fatto la Svezia


 Elisabeth Åsbrink, traduzione di Alessandro Borini. 

"-Gli svedesi si sposano per amore o per soldi? 

 -Per amore. Poi però ho dovuto spiegare il perché, e così ho snocciolato concetti come suffragio universale, parità nel diritto ereditario, servizi pubblici per l'infanzia, parità di retribuzione. In questo stava il fondamento della mia vita, e di colpo ho preso coscienza della mia svedesità. Prima di allora ero stata consapevole solo della mia estraneità." 

 Ho aspettato appositamente il giorno della Festa nazionale svedese per pubblicare questo post. 

 Elisabeth Åsbrink, svedese di origini anglo-ungheresi, in questo libro ha esplorato, attraverso una serie di parole da lei selezionate, i tratti culturali che caratterizzano la svedesità, spiegandone l'origine storica o politica, e indagandone i risvolti sociali. 

 Perché ci si toglie le scarpe in casa? 

 L'hockey è davvero l'emblema del vichingo massiccio? 

 A cosa si deve il successo del nordic noir

 Che ruolo ha avuto Astrid Lindgren nella pedagogia, nella società e nella letteratura svedesi? 

 Davvero in Svezia i bambini non si tirano su a mazzate? 

 In Svezia popolo e regnanti erano a conoscenza dei crimini che stavano avendo luogo nella Germania nazista? 

 Qual è il segreto del welfare? È davvero indistruttibile o i cambiamenti sociali in corso anche in Svezia ne segneranno inevitabilmente la fine? 

 Il #MeToo ha fatto solo cose buone? 

 Zlatan è lo svedese per eccellenza o è l'anti-svedese? 

 Lo sapevate che esiste la versione svedese de Il ragazzo della via Gluck? (io sì, lo sapevo già, almeno questo!) 

 https://www.youtube.com/watch?v=70k2lHsBMKo 

 Questo libro è piuttosto esaustivo e, laddove non fornisce risposte, lascia comunque spazio alle riflessioni. Un limite, secondo me, è che bisogna conoscere la società e la cultura svedesi per capire tutti i riferimenti dell'autrice, quindi non lo consiglio a chi è completamente a digiuno, ma lo raccomando invece a chi vive in Svezia, è una lettura imprescindibile per noi "neosvedesi". 

 Mi è piaciuto il modo equilibrato ed equidistante con cui l'autrice ha presentato e analizzato i fatti senza giudicare, permettendo al lettore di sviluppare un'idea propria. 

 Di questa autrice consiglio la lettura di 1947, libro più che mai attuale che illustra gli avvenimenti storici di quell'anno particolare, tra cui l'origine del conflitto israelo-palestinese. 

 "Le parole plasmano il pensiero e il pensiero plasma i valori."