sabato 11 giugno 2022

Leggendo. Lingua italiana e questioni di genere.


 "C'è, in modo inconsapevole ma tenace, la percezione che la condizione femminile sia inferiore intrinsecamente: mentre la condizione maschile è il modello a cui aspirare e conformarsi." 

 "Il segno distintivo del femminile (l'articolo) non va bene; il segno distintivo del maschile (l'assenza dell'articolo) invece va bene. Perché mai? [...] Ne ricavo l'impressione che una donna, se vuole apparire "seria", debba vestirsi con abiti (linguistici) maschili. E trovo paradossale, quindi che l'opposizione all'articolo provenga spesso da chi invece dice d'impegnarsi perché le donne siano più giustamente rappresentate e visibili, nella lingua come nella società. [...] Se la società percepisce qualcosa di peggiore nella femminilità se si vuole una parità giusta bisogna lottare per cambiare la società e il suo modo di vedere; non assecondarla eliminando i segni della femminilità." 

 Ho letto questo libro dietro consiglio di una YouTuber linguista, Yasmina Pani, che seguo con piacere perché parla di tematiche attuali senza promuovere idologie particolari. Il libro non mi ha illuminato né sconvolto l'esistenza perché in virtù dei miei studi e di altre letture sapevo praticamente tutto quello che è contenuto nel libro, così come le riflessioni scaturite durante la lettura le avevo già fatte per conto mio, quindi non mi ha lasciato né insegnato granché, ma lo consiglio a chi vuole saperne di più dell'argomento trattato, a chi è alle prime armi e a chi è all'inizio di un percorso di studi a tema linguistico. 

 La prosa è scorrevole e l'intento del volumetto è estremamente divulgativo quindi chiunque può leggerlo, non serve una laurea in linguistica per capire e seguirne il contenuto. Come promette il titolo, l'autore affronta la questione del genere maschile/femminile nella lingua italiana, incluse le relative problematiche come il femminile delle professioni tradizionalmente maschili, l'articolo davanti ai cognomi di donne e il famigerato maschile inclusivo/sovraesteso, partendo dalle regole in vigore e facendo riferimento a fonti autorevoli per poi esporre le proprie riflessioni. 

 A differenza di altri libri simili che ho letto, questo ha un grande pregio: l'autore espone regole e funzionamenti della lingua (in particolare ribadisce una grande verità, ovvero che i generi grammaticali maschile e femminile sono un'astrazione e non corrispondono alla sessualità del soggetto) e successivamente esplicita il suo parere personale in merito ai cambiamenti proposti per renderla più inclusiva, ovvero le alternative al maschile plurale inclusivo, quindi asterischi, -u, schwa e persino una -a suggerita dallo stesso autore. 

 Al contrario di altri libri più famosi e pubblicizzati che si occupano di questo tema, Mainardi non piega né manipola i fatti e le regole ad un'ipotetica ideologia che lui stesso vorrebbe portare avanti, ma si limita a fare le sue considerazioni alla luce di tali regole. 

 "Anche se veramente riteniamo che il maschile inclusivo sia un'ingiustizia da correggere, non dobbiamo però diventare tendenziosi. Né dobbiamo dimenticare la natura essenzialmente astratta e convenzionale del genere grammaticale, per cui nessun uomo, simmetricamente, si è mai lamentato né ha mai sentito sminuito il proprio carattere maschile dall'uso della comunissima parola persona, di genere femminile." 

martedì 22 febbraio 2022

Nordic Books Challenge. La politica dell'impossibile; Inne i spegelsalen



 "Essere il politico dell'impossibile in un mondo dove sono troppi i politici del possibile è un ruolo che mi può soddisfare come essere sociale, come individuo e come autore del Serpente." 


 Ho concluso la Nordic Books Challenge in bellezza, con una raccolta di scritti di Stig Dagerman (traduzione di Fulvio Ferrari per Iperborea) e l'ultima pubblicazione di Liv Strömquist. 




 Non fate come me, non leggete articoli e stralci autobiografici di uno scrittore di cui siete praticamente a digiuno. Ma nonostante le mie lacune la lettura non ne ha risentito molto, e mi sono goduta un assaggio di scrittura che probabilmente approfondirò, che qui presenta riflessioni sulla scrittura stessa e sulla figura dello scrittore, sulla politica, sul doloroso rinnovamento urbano del centro di Stoccolma, sulla guerra e sul dopoguerra. Sicuramente uno dei pezzi più belli è costituito dalla risposta ad una lettera che Dagerman ha ricevuto da una studentessa sul futuro.  

 "La vita Le chiederà prestazioni che troverà ripugnanti. Allora dovrà essere consapevole che la cosa più importante non è la prestazione, ma il Suo svilupparsi in una retta e bella persona. Molti Le diranno che questo consiglio è asociale, ma Lei potrà rispondere: quando le forme della società si fanno dure e negano la vita, è meglio essere asociali che disumani." 

 Liv Strömquist, invece, per me è ormai una piacevole conferma. Come dico sempre, lei non scrive fumetti ma saggi illustrati e partendo da celebrità e/o avvenimenti di costume e attualità analizza i fenomeni sociali dell'epoca nostra e di quelle passate, con particolare attenzione alla condizione della donna. 




 In quest'ultima opera, che immagino si chiamerà Nella sala degli specchi  in italiano, interamente a colori, si ragiona sull'evoluzione diacronica della concezione della sensualità e dell'appetibilità femminili, e della loro importanza nella scalata sociale: secoli fa la bellezza della donna non era importante per la sua sopravvivenza, poi è diventata gradualmente fondamentale per trovare marito, per piacere agli altri, per piacersi, per poter affermare se stesse senza l'obiettivo di piacere a qualcuno o di accalappiare un uomo che provvedesse al suo sostentamento. 

 Si spazia dalle vicende di Kylie Jenner alla principessa Sissi -passando per Marilyn Monroe e parafrasando studiosi e intellettuali tra cui Eva Illouz- per affrontare la questione dell'estetica e dell'aspetto fisico femminile. Quest'ultimo ha, appunto, acquisito sempre più peso con il progresso, il capitalismo e lo sviluppo della società del consumo, e in particolare con la diffusione dei social media che ormai hanno reso tutti celebrità, tutti pronti a mettere in scena la propria vita, al punto da mercificarne anche l'autenticità. E la donna più dell'uomo è sottoposta a ciò. 
Come sempre le opere di Liv Strömquist non sono didascaliche ma, quando non riescono ad essere rivelatrici e illuminanti, spingono comunque alla riflessione e alla presa di coscienza. In Italia è pubblicata da Fandango e tradotta da Samanta Milton Knowles. 

 A gennaio la mia pigrizia ha raggiunto livelli inauditi e non ho portato a termine l'ultima lettura che avevo previsto per concludere la NBChallenge, ma mi sento ugualmente in grado di tirare le somme di questo progetto, e purtroppo non sono pienamente soddisfatta. Strömquist e Åsbrink si sono confermate autrici grandiose al punto da annoverarle ormai tra le mie preferite; il giallo islandese è stato una scoperta interessante che continuerò a esplorare, così come Mankell; gran bella lettura anche Miraggio 1938; invece il norvegese Eredità sicuramente è stato la grande delusione dell'anno, osannato ovunque e presentato con descrizioni fuorvianti, che peccato. 
La mia esperienza con la Nordic Books Challenge può essere riassunta con una citazione dal libro di Dagerman, 
"Le sorprese sono meglio delle speranze deluse".