"Essere il politico dell'impossibile in un mondo dove sono troppi i politici del possibile è un ruolo che mi può soddisfare come essere sociale, come individuo e come autore del Serpente."
Ho concluso la Nordic Books Challenge in bellezza, con una raccolta di scritti di Stig Dagerman (traduzione di Fulvio Ferrari per Iperborea) e l'ultima pubblicazione di Liv Strömquist.
Non fate come me, non leggete articoli e stralci autobiografici di uno scrittore di cui siete praticamente a digiuno. Ma nonostante le mie lacune la lettura non ne ha risentito molto, e mi sono goduta un assaggio di scrittura che probabilmente approfondirò, che qui presenta riflessioni sulla scrittura stessa e sulla figura dello scrittore, sulla politica, sul doloroso rinnovamento urbano del centro di Stoccolma, sulla guerra e sul dopoguerra. Sicuramente uno dei pezzi più belli è costituito dalla risposta ad una lettera che Dagerman ha ricevuto da una studentessa sul futuro.
"La vita Le chiederà prestazioni che troverà ripugnanti. Allora dovrà essere consapevole che la cosa più importante non è la prestazione, ma il Suo svilupparsi in una retta e bella persona. Molti Le diranno che questo consiglio è asociale, ma Lei potrà rispondere: quando le forme della società si fanno dure e negano la vita, è meglio essere asociali che disumani."
Liv Strömquist, invece, per me è ormai una piacevole conferma. Come dico sempre, lei non scrive fumetti ma saggi illustrati e partendo da celebrità e/o avvenimenti di costume e attualità analizza i fenomeni sociali dell'epoca nostra e di quelle passate, con particolare attenzione alla condizione della donna.
In quest'ultima opera, che immagino si chiamerà Nella sala degli specchi in italiano, interamente a colori, si ragiona sull'evoluzione diacronica della concezione della sensualità e dell'appetibilità femminili, e della loro importanza nella scalata sociale: secoli fa la bellezza della donna non era importante per la sua sopravvivenza, poi è diventata gradualmente fondamentale per trovare marito, per piacere agli altri, per piacersi, per poter affermare se stesse senza l'obiettivo di piacere a qualcuno o di accalappiare un uomo che provvedesse al suo sostentamento.
Si spazia dalle vicende di Kylie Jenner alla principessa Sissi -passando per Marilyn Monroe e parafrasando studiosi e intellettuali tra cui Eva Illouz- per affrontare la questione dell'estetica e dell'aspetto fisico femminile. Quest'ultimo ha, appunto, acquisito sempre più peso con il progresso, il capitalismo e lo sviluppo della società del consumo, e in particolare con la diffusione dei social media che ormai hanno reso tutti celebrità, tutti pronti a mettere in scena la propria vita, al punto da mercificarne anche l'autenticità. E la donna più dell'uomo è sottoposta a ciò.
Come sempre le opere di Liv Strömquist non sono didascaliche ma, quando non riescono ad essere rivelatrici e illuminanti, spingono comunque alla riflessione e alla presa di coscienza. In Italia è pubblicata da Fandango e tradotta da Samanta Milton Knowles.
A gennaio la mia pigrizia ha raggiunto livelli inauditi e non ho portato a termine l'ultima lettura che avevo previsto per concludere la NBChallenge, ma mi sento ugualmente in grado di tirare le somme di questo progetto, e purtroppo non sono pienamente soddisfatta. Strömquist e Åsbrink si sono confermate autrici grandiose al punto da annoverarle ormai tra le mie preferite; il giallo islandese è stato una scoperta interessante che continuerò a esplorare, così come Mankell; gran bella lettura anche Miraggio 1938; invece il norvegese Eredità sicuramente è stato la grande delusione dell'anno, osannato ovunque e presentato con descrizioni fuorvianti, che peccato.
La mia esperienza con la Nordic Books Challenge può essere riassunta con una citazione dal libro di Dagerman,
"Le sorprese sono meglio delle speranze deluse".
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