Adoro l'atmosfera natalizia, l'ho detto miliardi di volte e non mi stancherò mai di ripeterlo, adoro i giorni che precedono il Natale, i profumi, le luci, l'attesa, la famiglia che si ricongiunge, la corsa frenetica ai regali... Poi arriva la vigilia, il cenone, il 25, il 26 e in men che non si dica è già tempo di cambiare il foglio del calendario... Aveva proprio ragione Giacomino Leopardi nel suo Il sabato del villaggio... E io che sono sempre stata leopardiana non posso esimermi dal condividere anche questo suo pensiero, e trovarne l'applicazione alla mia quotidianità.
I giorni trascorrono felici, spensierati, velocissimi (ahime!), con gli amici sto bene, e penso che forse sono esagerata nel mio desiderio di fuga, che in fondo si sta bene...
Poi i dolcetti cominciano a finire, le decorazioni si staccano dai muri, le luci si spengono, -curtains fall- la Befana prende il posto di Babbo Natale, in tv e alla radio non risuonano più canzoni a tema, lo stomaco si lamenta per il trattamento a cui è stato sottoposto in una settimana di banchetti luculliani, la gente riprende a lavorare (io tra un po') e si torna a fare i conti con la routine.
E mi ritrovo a camminare per le strade di Foggia, ancora parzialmente invase dalla spazzatura, trascinata a tradimento in luoghi in cui non avevo intenzione di andare, coinvolta mio malgrado in situazioni non piacevoli e discussioni che poco hanno a che fare con il Natale e realizzo perché ho così tanta voglia di andarmene, di scappare, di tagliare qualche ponte...
Perché l'atmosfera natalizia per me è inebriante, è un profumo ottenebrante che abbraccia i capelli, avvolge come una sciarpa, entra nella testa e annebbia la vista, è come un filtro, un paio di occhiali con lenti magiche attraverso cui tutto appare rosa, e mi fa perdere il contatto con la realtà, lasciandomi galleggiare in una dimensione parallela, rilassata e irreale...
sin sin sin *** Ornella*
Nessun commento:
Posta un commento