Dedicato a te che non mi leggi, a te
che sei la mia ennesima mancata occasione.
A te a cui ho detto No solo per una
questione di principio, a te che sei un rimpianto. E mi porti
all'eterna questione: è peggio provare il rimorso di aver fatto una
cosa o il rimpianto per non averla fatta? E' peggio la seconda, me ne
sto rendendo conto ogni giorno che passa, e tu sei solo la conferma
di questa sensazione.
“Pane e sensi di colpa” (cit).
Perché ti scrivo se non puoi
leggermi? Perché scriverne e pensarci e pormi domande se poi non
giungo mai ad una risposta o ad una conclusione?
Per dare almeno sfogo ai miei
pensieri, ai miei sentimenti, ai miei dubbi. Che affollano la mia
mente, non le danno mai tregua; a volte si assopiscono ma tornano
prepotenti alla carica in momenti come questo. E quindi mi butto tra
le braccia dei pensieri del passato. Forse ho troppe aspettative. Non
lo so; le mie conoscenze, le persone che mi sono vicine, concordano
sulla stessa cosa: non dare importanza, per il momento, a questi
dubbi; dalle più edoniste alle più moraliste gridano all'unisono di
godermi il meglio che la situazione offre.
Ma io ho un serio problema in testa,
l'eterna questione forse, l'indecisione su quale comportamento
adottare, su cosa voglio essere, su come agire, se fare quello che mi
va - incurante del resto ma dovendo poi fare i conti con la mia
coscienza e morale, o fare quello che è giusto fare - salvo poi
vivere annegando nei rimpianti, nei non fatti, non detti, non
vissuti, per paura di far soffrire o più banalmente di essere
giudicata male.
Pane e sensi di colpa.
Vorrei essere come tutti gli altri. E
invece sono intrappolata nei miei pensieri, nei miei ragionamenti
cervellotici e condizionanti. Ne uscirò mai? Non lo so, credo di no.
Intanto ho concluso che è moralista chi non ha mai incontrato
occasioni da cogliere, chi “guarda le cose dall'esterno” (cit)
senza trovarcisi dentro, chi non si è mai trovato di fronte ad una
scelta da compiere. Invece è giusto, o così appare all'esterno, chi
compie una scelta, chi decide consapevolmente di (non) commettere una
determinata azione. Ma chi sono io per dire cosa è giusto e cosa non
lo è? E' un cane che si morde la coda, ecco cos'è.
Attualmente i fatti dicono che sono
giusta, ma è davvero quello che voglio? Voglio davvero vivere
ingabbiata, annegare nelle elucubrazioni, sentirmi intrappolata dalle
rinunce, precludermi un piacere solo per salvaguardare un qualcosa
che non ha senso né futuro, la mia coscienza o l'idea che di me
hanno gli altri? Non lo so.
Sin sin sin *** Ornella*
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