giovedì 7 giugno 2018

Leggendo Haruki Murakami

 Quest'anno ho letto per la prima volta Haruki Murakami. Ho ricevuto Kafka sulla spiaggia a Natale dal mio amico Angelo, deus ex machina del viaggio in Giappone, e non vedevo l'ora di immergermi nei mondi creati da questo autore ma soprattutto nella narrativa giapponese di cui sono abbastanza ignorante. 

 

 Quindi si può immaginare la mia delusione quando non mi è piaciuto molto quello che ho letto, perché era un regalo, perché Murakami è uno degli autori contemporanei più amati e apprezzati al mondo e perché, come detto, sto cercando di ampliare le mie conoscenze sul Giappone sia in ambito letterario in generale sia in vista della nostra vacanza. 


 Kafka sulla spiaggia non mi è piaciuto particolarmente soprattutto perché avevo aspettative altissime, e questo è il mio più grande problema esistenziale, le aspettative. Ma questa è un'altra storia. 
 Due aspetti positivi del romanzo sono la scorrevolezza della lettura (in italiano) e ovviamente la possibilità di imparare a conoscere una cultura molto diversa dalla propria.
 I lati negativi superano quelli positivi e sono legati soprattutto al fatto che io non amo il genere fantasy.   Questo romanzo è classificato come appartenente al realismo magico ma tra pesci che piovono dal cielo, pietre magiche, gatti parlanti, viaggi nei sogni, nel tempo e nella memoria,  di realismo non ne rimane molto, a mio avviso.
 Come tutti gli scrittori asiatici di cui ho letto libri, anche Murakami si focalizza molto sul sesso, a volte anche in maniera gratuita, asfissiante e ossessiva (perché scrivere più e più volte dei testicoli del cane senza un apparente motivo funzionale alla narrazione? Per puro voyeurismo?).
 Mi è piaciuto invece l'aspetto meta-letterario, anche se a volte mi è risultato un po' pedante e forzato e ho apprezzato l'edizione Einaudi per le note di traduzione e il glossario dei termini a fine volume. 

 Ovviamente, al di là dei miei gusti personali, riconosco la potenza narrativa, descrittiva e immaginifica di questo romanzo e della prosa di Murakami, ma non credo leggerò altri suoi lavori, appunto, di narrativa perché tutta questa magia che caratterizza la sua scrittura mi infastidisce. Consiglio il libro a chi è appassionato di Giappone, Asia e realismo magico e a chi, come me, vuole leggere opere di grandi autori al di là dei propri gusti personali di genere letterario. 


 Dicevo che non avrei letto altri suoi romanzi però mi attirava il saggio autobiografico che Murakami ha pubblicato qualche anno fa sulla sua esperienza di maratoneta amatoriale, L'arte di correre, quindi ho deciso di riprovarci, e non me ne sono pentita. 


 

 Ho letto questo libro volontariamente a singhiozzo tra casa e palestra sulla cyclette e mi è piaciuto molto; Murakami racconta come si sia avvicinato all'attività sportiva e di scrittura e, per dirla in breve, il libro è una riflessione sul tempo che scorre, sull'autodisciplina, sul lavoro e sull'impegno quotidiano fisico e mentale. È stata una lettura molto piacevole, scorrevole, illuminante e soprattutto di consolazione perché fa capire che nella lotta contro i chili di troppo, o comunque nella corsa verso la forma fisica salutare, non siamo soli. Sono contenta di averlo letto perché conferma il mio soggettivo e discutibile approccio ai grandi autori di cui non amo il genere letterario principale: leggerne i saggi. 







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