Ehm. Settembre volge al termine e durante queste settimane ho letto cinque libri e ne sto leggendo altri due, quindi perché non parlarne?
Il secondo libro del periodo è un saggio appena pubblicato, scritto da uno storico che espone i problemi del mondo contemporaneo (fra gli altri, lavoro, disoccupazione, ambiente); sono solo all'inizio quindi non mi posso esprimere ma mi limito a dire che le sensazioni che mi suscita questa lettura vanno dalla disperazione -pensando alle condizioni in cui versano il mondo e l'umanità e dove andremo a finire- passando per l'ammissione della mia ignoranza fino ad arrivare al sollievo se penso che questo libro è scritto talmente bene che si fa capire anche da chi come me non conosce metà degli argomenti affrontati. Insomma, c'è speranza.
Passando ai libri conclusi, se ho comprato e letto Cassandra di Christa Wolf è colpa di mia madre: avesse voluto chiamarmi Ermione anziché Cassandra, a quest'ora me la sarei spicciata con D'Annunzio e Harry Potter, invece mi sono auto-inflitta un mega ripasso della mitologia greca e romana, che non toccavo da circa quindici anni. (Senilità 😱)
Insomma, Cassandra è stato un acquisto d'impulso, non mi è dispiaciuto ma, mea culpa, mi aspettavo quello che non era ed è il monologo degli ultimi momenti di vita della sacerdotessa inascoltata, è un libro introspettivo, profondo, che scava nei sentimenti della protagonista, ma non mi ha fatto impazzire perché la prosa fa venire il fiatone, non ha divisione in capitoli, paragrafi o altro, è un continuo flusso di parole (vedere Il soccombente). La lingua è scorrevole sebbene a tratti lirica e altisonante, e ho trovato qualche refuso e l'obbrobrio della virgola fra sostantivo e predicato, ma essendo un libro "epico" potrebbe trattarsi di un errore voluto. Ho fatto fatica ad arrivare all'ultima pagina.
Chi sono io per criticare Umberto Eco e il suo Il fascismo eterno? Nessuno. Il mio pallino resta sempre Il nome della rosa, che ancora non sono riuscita a leggere, per ora devo accontentarmi de Il cimitero di Praga e di questo piccolissimo pamphlet, scorrevole, chiaro, didascalico ma c'è un ma. Non mi piace che il fascismo sia alla fin fine definito in maniera molto labile e non sia quasi caratterizzato ideologicamente; il fascismo può essere quindi qualsiasi cosa implichi dittatura, censura, violenza, imposizione, militarismo, culto della persona. Non so, la lettura mi è piaciuta ma mi ha lasciata un po' perplessa.
Cerchi infiniti. Viaggi in Giappone è la degna conclusione circolare (!!!) alla mia esperienza giapponese. Mi aspettavo molto di più da questo libro, che trovo troppo frammentario nella struttura e vagamente distaccato nella prosa, però è stato illuminante e di conforto ritrovare in queste pagine molte sensazioni personalmente provate durante la mia vacanza, in particolare il senso di straniamento ed estraneità avvertiti in Giappone. Interessante è anche la riflessione sul fatto che i viaggiatori/turisti cerchino nella mèta la conferma che quello che avevano letto e imparato in precedenza esiste davvero, della serie che studio della Torre di Pisa sui libri di geografia, vedo la fto dei miei amici davanti alla Torre, quindi vado finalmente a Pisa, mi accerto che la Torre ci sia, metto la spunta alla mia lista e passo alla prossima destinazione.
Come NON scrivere. Consigli ed esempi da seguire, trappole e scemenze da evitare quando si scrive in italiano di Claudio Giunta. Ovvero la bibbia ironica della scrittura in italiano che dovrebbe essere distribuita gratuitamente nelle scuole e nelle università. Questo manuale illustra gli errori da non commettere quando si scrive, quindi non insegna a scrivere ma spiega cosa non fare sul piano stilistico, di contenuto e in parte ortografico. Non condivido però due consigli, ovvero la sintesi estrema e l'eccessiva semplificazione del linguaggio a favore della comprensione: un conto è rendere il linguaggio immotivatamente ampolloso, artificiale e astratto, un altro è abbassare il proprio livello linguistico perché l'interlocutore è troppo ignorante. In generale credo che un politico o un divulgatore abbiano l'obiettivo di farsi capire da più gente possibile pertanto la semplificazione linguistica è nel loro interesse, però a me personalmente piace lo stile barocco, arricchito da pennellate, à la D'Annunzio: perché dire che Laura è bionda quando posso dire che l'omonima della Pausini e dell'amata di Francesco Petrarca ha i capelli del colore delle spighe di grano che ondeggiano al vento settembrino?
Dulcis in fundo, Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi. Senza ombra di dubbio, il libro più bello dell'estate e fra i migliori dell'anno. Un capolavoro. Mi dispiace che si abusi di questa definizione ma nel caso del libro della Nafisi è doverosa. Si tratta di un testo ibrido, prevalentemente un romanzo autobiografico misto a saggio letterario nel quale l'autrice intreccia le riflessioni sulle opere letterarie su cui vertono le sue lezioni universitarie con le proprie vicende personali e con quelle storiche e politiche dell'Iran negli anni della rivoluzione e del regime, con particolare attenzione alle condizioni di vita delle donne. Pur affrontando argomenti impegnativi, questo libro non è pesante né noioso ma al contrario coinvolgente, fa venir voglia di leggere tutte le opere di cui parla e ha un valore intellettuale, storico e letterario perché l'autrice stessa è un'esponente del mondo culturale iraniano e americano e perché è una donna che ha vissuto sulla sua pelle la guerra, le imposizioni e le proibizioni del regime, e le relative conseguenze sia generali che private del regime (censura, trasferimento negli Stati Uniti) sulla quotidianità dei cittadini. Questo libro dovrebbe essere letto da tutte le persone ingenue che credono che quelle poveracce delle donne dell'Est scelgano di indossare il velo e non che siano costrette a farlo da padri, fratelli o mariti. No. Svegliatevi.
Ho voluto concludere questo post parlando di Leggere Lolita a Teheran non solo per concludere in bellezza ma anche per chiudere il cerchio sulla religione aperto da L'educazione: che sia Mormonismo o Islam poco conta se poi l'atto finale consiste nella coercizione e nella violenza verbale, fisica o psicologica a danno degli elementi più vulnerabili della società, in genere donne e bambini. Che tristezza.
Concludo qui le mie riflessioni; non vedo l'ora di finire di leggere il saggio di Harari perché mi incuriosisce molto. Buona lettura! 📖 📚
E forza Inter! Che è come il nero, sta bene su tutto. Amala ❤💙❤


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