venerdì 2 marzo 2018

Brott och straff

 Il titolo in svedese di Delitto e castigo è tutto un programma e sembra una parolaccia. 

 Sono fiera e orgogliosa di aver finalmente portato a termine questa lettura che mi accompagnava da circa sei mesi, del resto si trattava di Dostoevskij, mica di Moccia. Il libro mi è piaciuto molto e mi ha angosciata; non era la prima sua opera che leggevo, all'università avevo letto senza particolare coinvolgimento Le notti bianche e Memorie dal sottosuolo, ma questo romanzo mi ha completamente catturata. 
 Quando mi interrogo sulla definizione di classico, concludo che si possa definire tale un'opera attuale e moderna seppure datata, che tratti argomenti universali, che sia scritta (molto) bene e che trasmetta un insegnamento. Oppure un'opera che in qualche modo abbia segnato o inaugurato un'epoca, un movimento artistico o uno stile letterario. 
 Quando penso alla parola capolavoro, mi appaiono davanti agli occhi due nomi su tutti: Shakespeare e Dante, e ovviamente anche Dostoevskij d'ora in poi.  Secondo me, oltre ai pregi di un classico, il plusvalore di un capolavoro è lo stile, il capolavoro ti entra nella testa e nelle vene, non ti abbandona anche a distanza di tempo dalla fine della lettura, ti trattiene a sé. 
 Mentre leggevo questo libro, ho sofferto di insonnia e crampi allo stomaco; empatizzavo con Raskòlnikov, sentivo il freddo e l'umidità addosso a me quando lui vagava sotto la pioggia per le strade di San Pietroburgo; sentivo la sensazione di sporcizia per i suoi vestiti sudici e strappati; avvertivo un senso di claustrofobia quando era chiuso nella sua stanza angusta e opprimente; mi perdevo nelle sue elucubrazioni mentali. 
 Questo romanzo non è una lettura piacevole né una passeggiata della salute psicofisica, ma è un'esperienza libresca godibile e doverosa. Delitto e castigo è ovviamente un capolavoro, un classico, attanaglia lo spirito  del lettore,  è incredibilmente cervellotico (qualità che amo nelle opere), è attuale nelle riflessioni che suscita

  Il fine giustifica i mezzi? L'ideologia  basta ad infrangere la legge? Quanto vale la vita di essere umano? E le vite delle persone hanno tutte lo stesso valore? È giusto uccidere una strozzina? L'assassino è un volgare criminale o un eroe? 

 L'unica grande difficoltà oggettiva, visiva e mentale di questi benedetti romanzi russi sono i nomi, i cognomi, i soprannomi, i patronimici e i diminutivi dei personaggi, per il resto vale assolutamente la pena arrovellarsi un po' il cervello, segnarsi due appunti su chi-si-chiama-come e procedere. 

 Il prossimo russo che vorrei leggere è Pasternak, e vorrei rileggere Lermontov che è tornato nella mia libreria, ma per alleggerirmi lo spirito dopo Dostoevskij dovrei dedicarmi a Topolino per due mesi.  

 Avrei potuto parlare di calcio in questo articolo, avrei potuto condire la mia riflessione su questa lettura con un parallelo pallonaro, dicendo ad esempio che Delitto e castigo potrebbe avere come sottotitolo "Calciopoli", ma l'associazione (a delinquere!) non reggerebbe, perché Rodia alla fine ha confessato il suo crimine ed è stato spedito ai lavori forzati in Siberia per espiarlo, mentre la juvem---a dopo l'annetto nel Purgatorio in Serie B è tornata a delinquere. Ma ho deciso di non tracciarlo, il parallelo. 

 Amala * 

4 commenti:

  1. Ti consiglio Il maestro e Margherita di Bulgakov! Bellissimo!!!

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  2. Sì, l'ho letto anni fa ma non mi piacque particolarmente perché non mi piace la magia. I ieri russi preferiti sono Lermontov e Turgenev ma devo assolutamente leggere Il dottor Živago. :)

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  3. Davvero? Io l'ho trovato fantastico! E comunque è il mio unico assaggio di letteratura russa, quindi non saprei fare confronti. :)

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  4. Dato che ti è piaciuto quello di Bulgakov, ti piacerà sicuramente Gogol' perché è a lui che si ispira :)

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