mercoledì 13 marzo 2019

Vita su un pianeta nervoso, Matt Haig

 Mi sono fatta infinocchiare dalla pubblicità sui social e dalla copertina meravigliosa di questo libro e l'ho comprato. Un libro che di bello ha solo la copertina. Non fate il mio stesso errore. 

                                                     

 Probabilmente la colpa è mia, ho nutrito aspettative altissime verso questo prodotto che credevo fosse un bel saggio alla Harari e invece sono rimasta infinitamente delusa: Vita su un pianeta nervoso è una specie di memoriale autobiografico in cui l'autore raccoglie ed espone - con una prosa semplice e in una struttura dichiaratamente non molto lineare - le sue esperienze in merito ai disturbi psicologici di cui soffre, ossia attacchi di panico, ansia e chi più ne ha più ne metta, le cause e una serie di massime di vita e di perle di saggezza degne del miglior Moccia dei tempi che furono, e buone solo a prendere like sui social. A volte si fa riferimento a fantomatici studi o ricerche ma non ci sono fonti a cui attingere per approfondire. 
 Un'ulteriore pecca del libro, a mio avviso, è la superficialità con cui è esso scritto e con cui molti temi sono trattati, infatti un paio di riflessioni lanciate qua e là sono risultate interessanti e mi hanno colpito ma sono solo accennate, probabilmente perché non erano funzionali alla narrazione che voleva portare avanti Haig: la "bolla" filtrante nella quale molti utenti di social network vivono, e la sofferenza maschile in merito all'aspetto fisico. 
 La bolla filtrante è ovviamente un problema che ci porta ad interagire quasi esclusivamente con persone che la pensano come noi e quindi cade una delle principali prerogative nonché qualità della rete: il confronto con chi ha opinioni diverse dalle nostre, la possibilità di confrontarsi e magari migliorarsi e/o cambiare idea. 
 La questione della pressione estetica sugli uomini effettivamente non mi aveva mai interessato più di tanto, probabilmente perché sono una donna, ma è giusto sottolinearla, cominciare a considerarla come problematica e cercarne soluzioni. 

 Per il resto questo prodotto è un susseguirsi di banalità e luoghi comuni dal sapore vagamente new age, è secondo me una schifezza evitabile che mette anche in cattiva luce chi soffre di questi disturbi perché non ispira molta credibilità. Mi rendo conto di essere, forse, insensibile e di avere, forse, la capacità empatica di una noce di cocco, ma la reazione che scatenavano in me certe pagine non era solidarietà verso chi soffre, al contrario questa lettura mi ha esacerbata e trascinata a pensare che,  forse, sarà il caso di crescere e farsi un po' di pelo sullo stomaco. Forse. 

                                                           

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