giovedì 17 dicembre 2020

Tag: Cinquanta domande scomode sui libri

 Una delle booktuber che seguo con maggiore assiduità, Martina del canale Ima & the Books, ha pubblicato un video tag molto divertente e incalzante che ho deciso di riproporre qui sul blog. 

 Ecco il suo video https://www.youtube.com/watch?v=sf3UXR-_sw0&t=1s ed ecco le mie risposte! 

 Cinquanta domande scomode sui libri 

1. Copertina rigida o tascabile? Tascabile, è più economica e maneggevole. 2. Sovracopertina su o no? Non mentre leggo. 3. Libri nuovi o usati? Nuovi sono più belli ma anche più cari, quindi non disdegno i libri usati. 4. Audiolibri sì o no? No, per me è come barare e mi vengono i brividi a sentire la gente che "legge" mentre fa le pulizie! 5. Compri libri attratta esclusivamente dalla copertina? Quasi mai. 6. Un libro bello con una brutta copertina? In generale quelle con disegni stilizzati, come la Newton Compton oppure con volti o foto o immagini tratte dai film. 7. Un libro brutto con una bella copertina? Vita su un pianeta nervoso. 8. Il primo libro che hai letto? Da sola credo Pattini d'argento. 9. L’ultimo libro che hai finito? Niente è vero, tutto è possibile. 10. L’ultima serie che hai finito? La "finta" trilogia di Rachel Cusk, altrimenti in genere non leggo serie. 11. L’ultimo libro che hai comprato? La caduta (di Camus). 12. Il tuo genere preferito? Narrativa, gialli in particolare, saggistica. 13. Qual è il tuo libro preferito di questo genere? Come giallo, Uomini che odiano le donne. 14. Quale genere non leggi molto? Fantasy, fantascienza, romanzi rosa. 15. Leggi poesie? No. 16. Leggi saggistica scientifica? Quasi per niente, ho letto solo Spillover, Il fiume della coscienza, Sette brevi lezioni di fisica e pochi altri che ora non mi tornano in mente. 17. Leggi libri per ragazzi?/bambini? Quasi mai. 18. Hai abbonamenti a book box? No, non voglio essere schiava degli abbonamenti e voglio scegliere da sola quali libri comprare e quando, senza obblighi o vincoli. 19. Qual è il tuo articolo libresco preferito? Un filtro per il tè a tema libresco; i taccuini per segnare le letture. 20. Qual è il tuo segnalibro attuale? In genere faccio le orecchie, altrimenti uso un segnalibro magnetico. 21. Qual è l’oggetto più strano che hai usato come segnalibro? Il ferrettino per i capelli (perché è sottile e tiene bene il segno alla pagina). 22. Sovracopertina o no? Ancora? No. 23. Chi è la tua crash libresca preferita? Sono vecchia per le cotte quindi ne rispolvero una di quindici anni fa: Cedric Diggory. 24. Coppia preferita? Sono vecchia anche per le coppie ma potrei dire Elizabeth Bennet e Darcy. 25. Il cattivo preferito? Raskolnikov. 26. Avventura preferita? Non leggo libri di avventura. 27. Serie, trilogie o autoconlcusivi? Autoconlcusivi; a parte Harry Potter non credo di aver letto altre serie. 28. E-book o cartacei? In generale il cartaceo ma leggo anche in digitale. 29. Qual è il tuo adattamento preferito? Brokeback Mountain, uno dei rarissimi casi in cui il film è quasi meglio del libro. 30. Adattamenti cinematografici o serie? In genere guardo più film che serie. 31. Quale libro ha bisogno di un adattamento? Pastorale americana ha bisogno di un nuovo adattamento. 32. Il miglior mondo libresco? Ovviamente Harry Potter! 33. Stile di scrittura preferito? Dipende dal libro: nei fantasy è preferibile un o stile immersivo; nella saggistica uno stile esaustivo e ricco ma non pedante; nella narrativa gli autori della mia prosa preferita sono Roth e McEwan. 34. Quale libro ami ma nessuno lo conosce? La donna del tenente francese. 35. Un libro popolare che tu hai odiato? Vita su un pianeta nervoso; La verità sul caso Harry Quebert, Invisibili. 36. Letture dell’infanzia che hai amato? Da piccola leggevo assiduamente Il club delle baby-sitter, Piccoli brividi e quasi tutta l'opera di Bianca Pitzorno, di cui i miei preferiti erano Principessa Laurentina e Ascolta il mio cuore. 37. Un libro che ti ha cambiato la vita? I miei martedì col professore ha cambiato il mio modo di vedere alcuni aspetti della vita. 38. Un libro che hai odiato a scuola? A scuola non ci assegnavano letture ma ricordo di aver letto al liceo e mal tollerato Cime tempestose. 39. Compri per collezione? A volte, magari un libro che ho letto e apprezzato in italiano lo compro in altre lingue; altre volte recupero l'edizione rigida o illustrata di un libro che ho letto in tascabile. 40. Doni libri? Certo. 41. Il tuo snack da lettura preferito? Qualcosa di facile da spizzicare e che non faccia briciole, ma più che mangiare durante la lettura bevo acqua o tè. 42. La tua posizione preferita per leggere? Sdraiata a letto. 43. Luce naturale o lampada? Preferibilmente naturale ma abito in Svezia ed è buio otto mesi l'anno. 44. Fuori o dentro? Dentro, odio le intemperie, il vento e gli insetti. 45. Rompi le copertine o stai attento? Non distruggo i libri di proposito ma se non sono prestati o pregiati li vivo senza troppi drammi. 46. Leggi anche in altre lingue? Sì, in inglese e svedese, un tempo anche in spagnolo. 47. Che serie di libri vorresti finire di leggere quest’anno? Nessuna perché non ho serie in corso. 48. Per quale uscita hai più hype in questo momento? Lezioni di letteratura russa, di Nabokov. 49. Hai un book influencer preferito? Direi proprio Martina di Ima & the Books! 50. Hai un canale, un blog o un altro social? Parlo fra le altre cose di libri su Instagram e qui sul blog, ogni tanto fantastico sull'ipotesi di aprire un canale Youtube perché amo parlare e le storie di Instagram mi stanno strette, ma non ho dimestichezza con la tecnologia a tal punto da montare video e non sono sicura di volermi mettere così tanto in gioco.

Riproponete il tag se ne avete voglia! :)

sabato 12 settembre 2020

Back to School - Book Tag

 In Svezia la scuola è cominciata da quasi un mese ormai, però navigando ho trovato questo booktag che mi è sembrato carino e ho deciso di riproporlo qui sul blog. 

1. Italiano: il tuo autore o stile narrativo preferito
I miei autori preferiti sono Philip Roth e Ian McEwan, ma per restare anche in Italia, il mio autore preferito ai tempi della scuola era il carissimo Giacomo Leopardi.
2. Matematica: un libro frustrante
Una lettura che mi ha frustrato è senza dubbio Il senso di una fine, di Julian Barnes, di cui avevo già scritto un paio di anni fa. Mi ha provocato frustrazione non tanto per la difficoltà (inesistente perché l'autore scrive davvero bene) ma per come viene ritratto il personaggio principale, Adrian, immotivatamente beatificato, santificato e idolatrato da quel tonto del narratore.
3. Scienze: un libro che ti ha fatto pensare o mettere qualcosa in discussione
Per questo punto ho scelto un libro letto per caso nell'ambito di un corso di inglese ormai diversi anni fa, Tuesdays with Morrie, di Mitch Albom, un libro lontanissimo dalle mie solite letture e che non avrei mai scelto autonomamente, un piccolo volume che mi ha fatto riflettere sulle cose importanti della vita e sui valori umani.
4. Scienze sociali/storia: un libro ambientato in un differente periodo storico
Ricade in questa categoria praticamente quasi ogni cosa che leggo, quindi nomino l'ultimo libro che ho letto, Gli indifferenti di Alberto Moravia, ambientato alla fine degli anni '20.
5. Arte: il tuo libro illustrato preferito
L'unico libro illustrato che possiedo (devo rimediare!) è edito da Gribaudo, su Shakespeare, molto bello.
6. Educazione fisica: un libro che parla di sport
Ovviamente non posso che nominare i miei libri sull'Inter, e il mio preferito è Inter: la dinastia. I Moratti da Herrera a Mourinho, di Tommaso Pellizzari. Sono affezionata a questo volumetto anche perché me lo regalò una persona a me molto cara. L'unica pecca è che venne pubblicato un paio di mesi prima della vittoria del Triplete, quindi manca un pezzo fondamentale della nostra storia, ma è un difetto perdonabile.

7. Pausa pranzo: un piatto letterario che ti piacerebbe provare
Così su due piedi non lo so ma direi qualche manicaretto della cucina giapponese raccontato nei libri di Murakami (in realtà essendo stata in Giappone ho assogiato un po' di piatti e prodotti tipici) e ovviamente mi accodo a tutte le persone che hanno risposto a questa domanda chiamando in causa i pasti consumati nella sala grande di Hogwarts.
8. Sul bus: un libro o un autore che trovi rilassante
Rilassante fino ad un certo punto, ma un'autrice che ho letto quasi esclusivamente in bus o in auto è Rachel Cusk, con la sua finta trilogia, la associo al relax mentale perché la sua prosa è elegante e ben strutturata ma anche molto fluida e placida.
9. Crediti extra: un libro che ti è stato consigliato da qualcuno e hai amato
Voglio nominare un libro che ho scoperto casualmente su un canale Youtube e inaspettatamente mi ha colpita e commossa, a tal punto da meritarsi un post un paio di anni fa, La vita immortale di Henrietta Lacks, di Rebecca Skloot.

Buon rientro a scuola o in ufficio!


domenica 30 agosto 2020

Illustrazione



  Come già dicevo su Instagram tempo fa, volevo trovare una bella citazione poetica, elevata, illuminata e filosofica che potesse accompagnare il disegno a tema libri realizzato su richiesta dalla mia talentuosa amica Sabrina, ma nella mia scatola cranica risuona l'eco, pertanto addio citazione e ci teniamo l'illustrazione! In rima baciata. 

Riflessioni sui contenuti dell'ultimo periodo, 2

  Cosa fa Ornella quando dovrebbe studiare? Cazzeggia. E guarda video su Youtube. E si imbatte in contenuti di qualità discutibile. 

 Un atteggiamento che ho notato e che comincia a darmi molto fastidio come utente riguarda la ricezione di alcuni libri, ovvero i grandi classici o comunque i libri che sono universalmente apprezzati e considerati capolavori: proprio ieri stavo scegliendo dai miei scaffali un volume da leggere, soppesavo già da qualche mese la possibiltà di prenderne uno in particolare ma non mi convincevo mai a cominciarlo, quindi mi sono fiondata su Youtube per trovare finalmente l'ispirazione e decidermi. E mi sono imbattuta nel video di una creator che non ha apprezzato il libro in questione e continuava a dire che si trattava di un romanzo particolare, non adatto a tutti, con un preciso target. Insomma, tra una supercazzola e l'altra, si attaccava a qualsiasi cosa pur di non ammettere che non era il suo genere, che non le era piaciuto affatto oppure semplicemente che non lo aveva capito. La stessa persona poi solitamente si erge a grande mente esperta, superiore e illuminata quando viceversa si tratta di elogiare libri controversi o poco amati dal resto del pubblico, spesso liquidato come generalista o non sufficientemente sensibile o colto per apprezzare una chicca destinata a pochi. Per quanto io sia Mourinhana e prediliga la vera superbia alla falsa modestia, credo che a volte la gente non guardi oltre il proprio orticello e sia narcisista a tal punto da non capire di sfiorare il ridicolo e perdere credibilità. 

 Un video che mi invece mi ha proprio innervosita vede come protagonista una ragazza che il più delle volte piange miseria e ogni 2x3 ricorda ai suoi spettatori di essere disoccupata, eppure pare anche godersi la vita e concedersi varie sedute di shopping. In uno specifico video, quando una follower le ha domandato se fosse disposta ad accettare un impiego inferiore alla sua qualifica, lei ha risposto affermativamente, a condizione che il lavoro in questione fosse dignitosamente retribuito (e fin qui siamo tutti d'accordo) ma che non fosse un impiego da cameriera perché non essendo lei dotata di equilibrio né brava a trasportare oggetti avrebbe rotto piatti e bicchieri. E certo, anzi grazie al cazzo, perché il sogno nel cassetto di noi poveri stronzi che con le lauree in tasca abbiamo pulito i tavoli e lavato piatti in realtà era di diventare acrobati al circo, e quindi apparecchiare e sparecchiare con piatti e vassoi e tazze fra le mani facendo al contempo lo slalom fra tavoli e clienti era solo gavetta e allenamento per migliorare le doti da equilibristi. Ma per favore. Questo è il classico atteggiamento del fare i gay con i culi degli altri, tipico di chi si sente superiore agli altri senza averne nessun diritto. 

 Adesso torno a far finta di studiare. Anzi, vado a dormire dato che tra una cosa e l'altra si sono fatte le quattro del mattino. 😱 

domenica 2 agosto 2020

Bookstagram & Youtube: riflessioni sui contenuti dell'ultimo periodo

 Sono una grande fruitrice di contenuti online, prevalentemente a tema libri, e ultimamente stavo ragionando su una serie di cose che ho deciso di riportare qui, peché non saprei con chi ragionarci nella vita reale, per non far fuggire questi pensieri dalla mia mente e scriverli quindi da qualche parte, e magari perché anche altra gente ha notato quello su cui rifletto io. 

 Ansia, depressione, attacchi di panico e problemi psicologici in genere sono sempre stati uno stigma in Italia, un motivo di imbarazzo o di esclusione sociale; ultimamente però se ne parla sempre più spesso nel tentativo di normalizzare queste patologie e far sentire meno solo o meno strano chi ne soffre, giustamente. Una cosa che ho notato e che da utente comincia ad infastidirmi, però, è che molti creatori di contenuti sostengono di soffrire di una serie di problemi, parlano della loro esperienza, della loro sofferenza e dei rimedi senza però essere mai stati visitati da un medico o aver mai ricevuto una diagnosi. Perché tutto ciò mi dà fastidio? Perché probabilmente sarò cinica ma ho la sensazione che molti stiano salendo sul carrozzone perché affermare di soffrire di ansia o di attacchi di panico è diventata quasi una moda. 


 Cambiando argomento, ieri ho visto un video su Le nebbie di Avalon, che ho letto l'anno scorso e adorato; la ragazza in questione ha impostato il video secondo la canonica scaletta che solitamente si rintraccia in contenuti su questo libro, ovvero che prima di raccontare il romanzo e quanto lo si è apprezzato è doveroso dissociarsi dalle nefandezze e i reati che l'autrice avrebbe commesso quando era in vita (dico avrebbe perché mi pare non ci sia una sentenza di tribunale). 
 Successivamente la ragazza di addentra nelle vicende del libro, nell'analisi e sostiene opinioni che per me non hanno senso, ovvero che 

  il libro non è femminista perché le donne rappresentate sono già relegate a ruoli marginali in virtù del patriarcato insediatosi e perché le donne sono interrogate e spinte a fare di più, che il punto di vista femminile attraverso la voce di Morgana non è quindi sufficiente a targettizzare il romanzo come femminile, ma anzi, secondo la ragazza, dovrebbe essere destinato anche a lettori uomini. 

 L'unica cosa su cui sono d'accordo è che Le nebbie di Avalon non debba essere destinato solo alle lettrici, ma del resto la separazione dei generi di riferimento di un libro o un film è una trovata di marketing. Per il resto trovo erronea la confusione tra femminile e femminista e trovo sbagliato ritenere che un prodotto sia femminista solo se il punto di vista delle donne o il loro ruolo prevalgono su quelli maschili: un prodotto è altrettanto femminista se mostra una donna che soffre e che viene soverchiata dai ruoli sociali di genere oppure dai personaggi maschili, appunto perché davanti agli occhi del lettore (o dello spettatore) vengano srotolate le conseguenze di una cultura maschilista. 


 E infine, voglio scrivere due parole sulla polemica che ha impazzato su Instagram, sempre in merito ai libri, questa settimana. Una mail rigorosamente anonima ha cominciato a circolare rivelando che alcuni profili Bookstagram noti e largamente seguiti si fanno pagare per pubblicare nei propri spazi recensioni di libri, senza però esplicitare che si tratti di contenuti sponsorizzati. In soldoni (!!!), tali profili non hanno scritto "AD" nei loro post o nelle loro storie. 
 Il problema principale è che questa gente commette un reato, perché pubblicizzare prodotti all'insaputa dei follower si chiama pubblicità occulta, ed è illegale; in seconda battuta, ci sono profili che rispettano le regole del marketing e mettono questi benedetti hashtag o sigle per segnalare la sponsorizzazione, mentre molti altri non lo fanno e ciò penalizza i virtuosi. 
 L'altra grande discussione in merito ai contenuti sponsorizzati ruota intorno alla questione etica secondo cui sarebbe lecito o meno parlare di un libro (positivamente oppure no) dietro compenso: a me personalmente in qualità di utente non disturba che i content creator vengano pagati per parlare di libri, ma mi sento ovviamente presa in giro se il pagamento non viene segnalato. 
 Detto questo, la cosa che più di tutte mi ha infastidita, però, non è la sponsorizzazione in sé ma il comportamento adottato da uno dei profili in questione: in una serie di storie Instagram la proprietaria del profilo, tra le lacrime, si è lamentata della cattiveria della ggggente invidiosa che ha subito spalato fango pubblicamente contro il suo profilo, quando bastava parlarle in privato. E quindi i cattivoni non sono i profili che barano ma quelli che si incazzano perché c'è chi non rispetta le leggi! E certamente! A me tutto ciò ha ricordato le sceneggiate di Moggi in tv, post Calciopoli, quando si lamentava della gente che gli aveva "ucciso l'anima". Se c'è una cosa che più di tutte odio è l'abilità manipolativa di chi è in difetto e, anziché correre a nascondersi per la vergogna, ammettere i propri sbagli e scusarsi, rivolta la faccenda e si schiera contro i virtuosi accusandoli di essere cattivi, insensibili e privi di empatia. Ma andate a zappare la terra. Questa gente non è dispiaciuta o in preda ai sensi colpi per aver commesso un reato o aver preso in giro i follower (o aver truccato campionati e corrotto arbitri...), no, le rode di essere stata sgamata. Che bello. 

 Fine delle trasmissioni. 

giovedì 30 luglio 2020

Cactus BookChallenge

 Ispirandomi all'ultimo video  su Youtube di Julie Demar ( https://www.youtube.com/watch?v=eREaC4Wcrgg ), e Goodreads alla mano, ho pensato di incasellare quello che ho letto sinora nel 2020 nei punti della Cactus Challenge da lei ideata: 


  • un libro a scelta
  • un libro in fondo alla wishlist: Il sesso inutile, Oriana Fallaci
  • un libro corto: The Cockroach, McEwan
  • un libro comprato d'impulso: Il giuramento, Claudio Fava
  • un libro consigliato Ditt liv och mitt (La tua vita e la mia), Majgull Axelsson
  • un libro con una bella copertina
  • un libro che dovevi leggere nel 2019
  • un libro che ti intimorisce: l'Ulisse, James Joyce (lo sto leggendo ora)
  • un libro lungo
  • un libro di cui ti ha colpito il titolo
  • un libro ambientato negli anni '20 del Novecento
  • un classico inglese: Amleto, William Shakespeare
  • un libro di un autore che non hai mai letto: Gli occhiali d'oro, Giorgio Bassani
  • un libro che aspetta da troppo in libreria: Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi
  • un classico russo: Un eroe dei nostri tempi, Michail Lermontov
  • un libro in cima alla wishlist
  • un libro sulla guerra
  • un libro di un autore che ami
  • un graphic novel: Persepolis, Marjane Satrapi
  • un saggio: Potere alle parole, Vera Gheno
  • un libro di un autore che ha scritto più di dieci libri: La panne, Friedrich Dürrenmatt
  • un libro della lista da leggere fra i venti e trent'anni secondo il Times (https://time.com/4664748/30-books-to-read-before-30/ ) 
 Vedremo se riuscirò a coprire tutti i punti entro la fine dell'anno! 

domenica 12 luglio 2020

Invisibili: un libro problematico

 Ancora una volta mi sono fatta abbindolare dallo spam sui social network, ho ceduto alla pubblicità e ho comprato Invisibili - Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano, di Caroline Criado Perez. Come si evince dal titolo del post non sono soddisfatta da questa lettura e ho trovato problematico quasi ogni capitolo che ho letto. 



 Ovviamente capisco l'intento dell'autrice di voler denunciare il fatto che le donne e le loro necessità siano sistematicamente ignorate in praticamente qualsiasi campo della vita umana (lavorativo, sociale, medico e via dicendo) e ho apprezzato i capitoli dedicati alla ricerca e alla cura delle malattie, perché ho scoperto cose che non conoscevo (ad esempio che la sperimentazione dei farmaci viene effettuata per lo più su uomini e nel momento in cui i prodotti non danno gli effetti benèfici sperati, se ne interrompe la somministrazione sui soggetti, anche quando magari hanno apportato miglioramenti alla salute delle donne coinvolte nella sperimentazione). 
 Ma la maggior parte del libro perde credibilità e forza nella denuncia perché l'autrice snocciolando dati e statistiche sembra voler sollecitare l'indignazione delle sue lettrici, volendo però di fatto, alla fine dei conti, quasi mantenere l'attuale stato delle cose piuttosto che cambiarle con l'obiettivo di raggiungere la parità fra uomo e donna. 
 Come lettrice, infatti, mi sono sentita quasi manipolata da tutti questi benedetti dati e numeri che Perez porta a sostegno delle sue tesi e che spingono verso il suo fine ultimo, che non è la distribuzione equa del "lavoro di cura non retribuito" che oggi grava ancora sulla donna ma piuttosto un semplice riconoscimento di tale lavoro, relegando quindi la donna, sempre e comunque, alle mansioni tipicamente femminili. 

 Più volte Perez fa riferimento agli impegni extra-lavorativi che le donne si sobbarcano, ad esempio fare la spesa, occuparsi di figli piccoli e/o di parenti anziani, pulire la casa e cucinare i pasti, e a quanto essi assorbano tempo ed energie; il problema è che anziché pretendere che anche gli uomini se ne facciano carico, l'autrice vorrebbe che i datori di lavoro, che i ricercatori, che i responsabili dell'urbanistica e del traffico si adattassero alle esigenze della donna, non in quanto esponente di sesso femminile ma in virtù del suo ruolo in società. 
 E tutto ciò per me è assurdo, inaccettabile e inconcepibile. 
 Al netto delle esigenze delle madri single, l'autrice non accenna mai all'esistenza dei padri nelle famiglie e al loro dovere di collaborare alle faccende domestiche e alla cura dei figli; Perez, dati alla mano, racconta quanto tempo le donne sacrifichino, quante volte rinuncino ad un lavoro retribuito a tempo pieno per dedicarsi al famoso lavoro di cura non retribuito, e per rimendiare a questa ingiustizia sociale l'autrice invoca la necessità da parte dei datori di lavoro di accordare flessibilità - o addirittura contributi economici per pagare le baby-sitter- alle impiegate, oppure aiuti statali, quando invece la soluzione più ovvia ed equa sarebbe il coinvolgimento dei padri. Questi ultimi sono considerati poco più che donatori di seme, che passano metà della loro giornata al lavoro e il rimanente tempo a riposarsi, mentre invece la compagna manda avanti la baracca gratis. 

  "È vero che, avendo molte responsabilità di cura, le donne hanno meno tempo libero: non sempre è agevole fare tappa in laboratorio mentre si vanno a prendere i figli a scuola. Questa argomentazione andrebbe semmai utlizzata per reclamare non l'esclusione delle donne ma l'adattamento dei programmi di ricerca alle loro esigenze." 

Dove sono i padri?! Perché non vanno loro a prendere i figli? Sono loro i veri invisibili di questo libro. 

 Qui l'autrice parla dell'esclusione delle donne dai gruppi di soggetti a cui vengono somministrati farmaci in via di sperimentazione, ma un discorso analogo lo fa parlando dell'urbanistica di alcune città, della viabilità stradale e della preferenza che solitamente viene riservata alle strade percorse per lo più dagli uomini in auto nel tragitto casa-ufficio rispetto alle strade percorse con mezzi pubblici, biciclette o a piedi dalle donne, che oltre a recarsi al lavoro devono anche deviare nei loro percorsi per portare i bambini a scuola, riprenderli, fare la spesa, far visita ad anziani parenti eccetera. Questo fenomeno, chiamato trip-chaining, secondo l'autrice dovrebbe essere preso in considerazione quando si pianifica la rete stradale urbana, per andare incontro alle esigenze delle donne che devono fare seicento viaggi al giorno mentre invece gli uomini vanno da casa al lavoro e viceversa, per poi stravaccarsi sul divano e aspettare che sia pronta la cena. Secondo me, invece, padre e madre dovrebbero dividersi equamente gli impegni e gli spostamenti, ad esempio il padre potrebbe andare a prendere il figlio a scuola, passare a cambiare il catetere al nonno novantenne e poi tornare a casa dove la moglie a quel punto avrà già fatto la spesa e starà preparando la cena, e non sarà del tutto esaurita. Perez invece vuole tenere la donna incatenata alle sue mansioni di cuoca-badante-cameriera-chioccia-schiava concedendole però marciapiedi più comodi. Che premurosa. 

 "Le nuove case non avevano le cucine. [...] C'erano state migliaia di vittime, le abitazioni erano ridotte in macerie. Bisognava perciò costruirne di nuove, ma [...] non avevano pensato a includere le donne nel progetto , o quanto meno a consultarle da qui le case prive di cucina. Ma nessuno si era domandato come avrebbero fatto le famiglie a preparare i pasti? [...] I piani di ricostruzione non hanno tenuto conto dell'esistenza delle donne e le nuove abitazioni sono state consegnate prive di cucine."

 Anche da questa citazione è evidente che per l'autrice la donna sia l'angelo del focolare, la regina della cucina, e che quindi, se dopo catastrofi naturali in India o in Sri Lanka, sono state costruite case prive di cucine, la colpa è di chi non ha coinvolto le donne nella ricostruzione chiedendo loro un parere, come se la preparazione dei pasti fosse appannaggio esclusivo del genere femminile. E l'autrice contribuisce a cementare questo stereotipo. 

 Tornando alla pianificazione urbana, a proposito delle molestie subite dalle donne sui mezzi pubblici, l'autrice scrive: 

"un tale mi ha raccontato il caso di una signora di sua conoscenza che aveva mollato un ottimo posto di lavoro e si era trasferita fuori Londra perché stufa di essere palpeggiata in metropolitana. È ovvio che siamo di fronte a un'ingiustizia. Purtroppo, però, si tende a scaricare la colpa sulle ansie delle donne anziché sui responsabili della pianificazione urbana che creano spazi e sistemi di trasporto nei quali le donne non si sentono al sicuro." 

 E io che pensavo che i responsabili fossero i porci molestatori! 

 Il libro è pieno di accuse deliranti come queste, che scaricano la responsabilità delle violenze subite dalle donne non sui carnefici stessi ma su chi ha pianificato spazi e viabilità. Verso la fine del testo, ad esempio, si parla delle rifugiate nei centri di permanenza in Svezia e Germania che sviluppano eruzioni cutanee perché, siccome abitazioni e dormitori sono misti e non divisi per genere, loro sono costrette ad indossare l'hijab giorno e notte per settimane. 

 Insomma, l'intento dell'autrice non è scavare a fondo nei problemi che affliggono le donne ed estirparne le cause a monte. No, lei si limita a mettere una pezza per tamponare la perdita e raccontarci che includere le donne nella raccolta dei dati sia la soluzione ultima ai problemi. Allucinante. Curioso poi che non si faccia riferimento alla Svezia come modello virtuoso per quanto riguarda la suddivisione dei giorni di congedo parentale fra padre e madre. 

 Per concludere, ho trovato questo libro estremamente fuorviante, delirante e fazioso e spero che chi lo legge sappia analizzare con spirito critico questi benedetti dati che l'autrice sbandiera ogni tre pagine. 

martedì 23 giugno 2020

Mid-Year Freak Out Book Tag 2020

Sono beatamente in ferie ma purtroppo non mi muoverò dalla Svezia per ovvi motivi derivati dalla contingenza del momento storico; fa relativamente caldo; è passato Midsommar e le mie giornate trascorrono pigramente fra un pasto e una sessione in palestra, in mezzo ai quali infilo le mie letture. E quindi perché non fare un bel booktag che tiri un po' le somme dei libri letti finora quest'anno? Eccolo.

1. Il miglior libro letto sinora

Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità, In altre parole e Gli occhiali d'oro ma in realtà nessun libro finora è stato indimenticabile o mi ha colpito in modo eccezionale.

2. Il miglior sequel letto sinora

Non leggo saghe ma ho completato Millennium leggendo il sesto e quindi ultimo volume, La ragazza che doveva morire, e non mi ha fatto impazzire, così come i due che l'hanno preceduto. A mio avviso la casa editrice avrebbe dovuto interrompere la pubblicazione con la trilogia originariamente scritta da Stieg Larsson e invece siccome pecunia non olet hanno affidato le bozze dei libri successivi a Lagercrantz. Peccato.
3. Una nuova uscita che programmi di leggere

Mi incuriosivano The Cockroach di McEwan e lo sto leggendo proprio in questi giorni ed Eredità di Vigdis Hjorth, che prenderò in prestito in biblioteca. Mi attira anche Falce ma, non essendo fantasy e distopie il mio pane quotidiano, non vorrei rischiare la fregatura.
4. L’uscita che attendi di più nella seconda parte del 2020

Pur non amando il fantasy, come dicevo prima, mi incuriosisce The Guinevere Deception di Kiersten White, ennesima riscrittura del ciclo arturiano che quasi mi appassiona da quando, l'anno scorso, ho letto Le nebbie di Avalon; in realtà è già uscito in inglese ma non essendo il mio genere preferito non credo di volermi avventurare nella lettura in lingua straniera quindi aspetterò eventualmente la pubblicazione italiana.
5. La delusione più grande sinora

Purtroppo Il dottor Živàgo, che non vedevo l'ora di leggere perché persone di cui fido me ne avevano detto meraviglie, eppure su di me non ha avuto lo stesso effetto, l'ho trovato noioso, inconsistente e fatalista sino al ridicolo. 
6. La più grande sorpresa libresca dell'anno

Sicuramente il libro che più mi ha sopreso positivamente è Sostiene Pereira, grande classico della letteratura italiana e la mia storia con questo romanzo è singolare: qualche anno fa lo comprai nell'àmbito di un'offerta Feltrinelli e provai diverse volte a leggerlo ma non riuscivo ad andare oltre le prime dieci pagine perché la prosa volutamente ripetitiva mi faceva salire il sangue al cervello, quindi verso Natale decisi di metterlo in vendita o addirittura regalarlo. A febbraio lo avrei dato gratis alla sorella di una mia amica pur di disfarmene, solo che mi seccava liberarmi di un libro nuovo quasi mai aperto per cui decisi di dargli un'ultimissima possibilità. E mi conquistò. Alla fine glielo regalai comunque perché non è il libro della vita però la storia mi ha colpito a tal punto che tempo dopo ne ho comprato il graphic novel, che appaga anche la vista oltre che lo spirito. La prosa non mi ha fatto impazzire neanche questa volta, però la storia merita di essere letta.
7. Il tuo nuovo autore preferito (al suo debutto oppure nuovo per te)

Autore preferito nessuno, nessuno è riuscito a scalzare Roth, McEwan o Grisham dal podio delle mie preferenze, però ho scoperto un paio di autori che voglio continuare a leggere: Bassani e Lahiri. Se includiamo anche le riletture, però, non posso che nominare Michail Lermontov di cui ho riletto Un eroe dei nostri tempi, antico amore della mia gioventù.
8. La tua nuova cotta letteraria

Nessuna cotta purtroppo, ma sono molto affezionata a Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander, per tornare alla saga Millennium.
9. Il tuo nuovo personaggio preferito

Domanda parente della precedente; non ho nessuna nuova preferenza neanche nei personaggi quindi ripeto Lisbeth.
10. Un libro che ti ha fatto piangere

Nessuno, raramente piango e ancor meno sui libri, però la lettura di In Italia sono tutti maschi mi ha lasciato tanta amarezza e tristezza pensando al truce trattamento riservato agli omosessuali in Italia durante il ventennio fascista.
11. Un libro che ti ha reso felice

Bella figura e Only Dull People Are Brilliant at Breakfast mi hanno strappato qualche risata.
12. Il miglior adattamento dal libro al film visto quest’anno

Appartengo a quel 90% della popolazione di lettori secondo cui "il libro è meglio del film!!!" 😂😂 però quest'anno ho rivisto A Time to Kill e Fever Pitch, ispirati a due libri che ho apprezzato molto, in particolare il secondo perché è in sostanza la storia della mia vita, e mi sono piaciuti anche alla seconda o terza visione. Ma il libro è meglio!
13. La miglior recensione di un libro che hai scritto quest’anno

Non che io scriva recensioni per lavoro o con regolarità, però se dovessi sceglierne una direi quella di 1793 (https://www.goodreads.com/book/show/36241510-1793) , che non mi è piaciuto particolarmente, anzi mi ha proprio delusa. Ho notato che nell'esprimere le mie opinioni sui libri rendo molto meglio nelle stroncature piuttosto che negli elogi.
14. Il libro esteticamente più bello comprato o ricevuto quest’anno

Sicuramente il volume Gribaudo su Shakespeare.
15. I libri che ti restano da leggere entro la fine dell’anno per completare la sfida di Goodreads

Mi mancano 22 libri per arrivare a 50, che è il numero che ho impostato per il 2020.

lunedì 25 maggio 2020

COm'è la VIta scanDinava - 6 aprile 2020

 Circa un mese e mezzo fa raccoglievo i miei pensieri sull'emergenza e sulla nuova quotidianità.

Qui Svezia.
 Il titolo è malandrino ed eloquente.

 Viviamo tempi difficili e la globalizzazione è croce e delizia, perché nel bene e nel male siamo tutti interconnessi.
 Sono tempi strani, ho trascorso il mio compleanno in una sensazione di limbo, vivo da sempre in una costante condizione mentale di galleggiamento ma mai quanto quest'anno.
 Sono un'expat che ha scelto la Svezia come sua nuova terra e che è felice di questa decisione, ma il cordone ombelicale che mi tiene legata all'Italia non è mai stato tagliato, e mai lo sarà, dato che famiglia e amici vivono lì. Quindi le immagini apocalittiche di una nazione in ginocchio, di individui segregati in casa, di convogli militari che portano via bare che contengono persone, non corpi ma PERSONE, decedute in solitudine non lasciano indifferenti.
 La Svezia, sin dall'inizio dell'emergenza Covid, ha adottato una strategia diversa dall'Italia (e successivamente dagli altri paesi, che prima hanno criticato lo Stivale e poi lo hanno emulato): non ha pubblicamente annunciato gli stessi intenti britannici ma nei fatti punta a perseguire l'immunità, e ha esplicitamente dichiarato che chiudere un'intera nazione significherebbe paralizzare un'intera economia, e questo non è fattibile.
 Dopo un iniziale e incosciente ridimensionamento dei rischi, licei e università sono stati chiusi optando per la didattica a distanza, così da tenere gli studenti (e i lavoratori delle categorie a rischio) al sicuro a casa, mentre scuole materne ed elementari-medie sono aperte perché altrimenti i genitori che per forza devono recarsi al lavoro non saprebbero a chi affidare i figli.
 Al contrario del governo britannico, quello svedese non lo ha espressamente dichiarato, ma di fatto ha deciso di anteporre l'economia alla salvezza nazionale. Ha deciso sin da subito di non effettuare test a tappeto ma di limitarli ai pazienti ricoverati e al personale sanitario, divergendo quindi dalle direttive dell'OMS nonché sfalsando la conta di contagiati e deceduti, quindi non sapremo mai quando e se effettivamente raggiungeremo il picco e capiremo quindi se le misure adottate saranno (state) efficaci e sufficienti.

 La Svezia ha un sistema sanitario differente da quello italiano, all'apparenza è libero, gratuito e aperto a tutti, ma di fatto scarsamente accessibile, e già in condizioni normali il suo funzionamento è risibile per usare un eufemismo, quindi figurarsi durante un'emergenza di questa portata. Ed è questo uno dei motivi per i quali non capisco la sopresa e la delusione profonda che molti dei miei compatrioti in Svezia provano di fronte a questa situazione, forse perché vedevano nella Scandinavia il paradiso terrestre, la nazione perfetta, e invece così non è.