mercoledì 1 maggio 2013

pointless... interismo vittoriano

 E' il pomeriggio del primo maggio, festa dei lavoratori anche in Svezia, finalmente anche per me questa celebrazione ha un senso, anche se oggi mi dà tristezza, perché sarebbero stati 81 anni per Nonno Bello... Intanto mi godo il riposo e il fatto che mancano appena 2 giorni al fine settimana. La settimana prossima poi sarà libera dal lavoro ma ricca di sightseeing e turismo (Stoccolma e Goteborg), dato che verrà a trovarmi mia sorella. 

 In questo periodo, un mese dopo la laurea, mi sento come l'Inter a 4 giornate dal termine del campionato: pointless. Senza obiettivi, senza programmi, senza progetti, mi sembra di galleggiare, di librarmi nell'aria o sull'acqua, ma avverto un senso di pesantezza interiore, non sento la leggerezza che l'idea del librare dovrebbe veicolare... Potrei godermi questo periodo di pausa e di quasi relax, ma non ci riesco, non sono fatta per godere dei bei momenti perché ho già la testa a quello che sarà, o a quello che dovrebbe o dovrà essere. 
 Personalmente definisco questa sensazione "interismo acuto", il disagio cronico a non essere in grado di festeggiare la vittoria della domenica in campionato perché con la testa sei già alle fatiche dell'allenamento per la partita in coppa del mercoledì seguente. E invece ho scoperto che una definizione più letteraria, colta, nobile, aulica esiste, e mi giunge dal libro che sto leggendo in questo momento, La donna del tenente francese -di John Fowles, e che mi sta aprendo un mondo di riflessioni: 

 "... il desiderio di possedere e quello di gioire si distruggono a vicenda. La sua parola d'ordine avrebbe dovuto essere 'Io posseggo questo adesso, e quindi sono felice', ed era invece, vittorianamente: 'Non posso possedere questo per sempre e quindi sono triste'."

 Vittorianesimo. E io che lo chiamavo interismo... 

 Che dire, avrò un mese scarso di ferie quest'estate e vorrei fare un viaggetto, ovviamente con un occhio al portafogli, in pieno accordo on la mia proverbiale attitudine ad essere oculatamente parsimoniosa... 
 La gita al lago a Vadstena è stata piacevole, soprattutto perché il tempo è stato buono e abbiamo evitato il diluvio universale, che si è scatenato al nostro ritorno a Linkoping. L'unico problema l'ho avuto con il mio stomaco, ma niente di grave o ingestibile per fortuna. 

 Sto pensando di aprire una rubrica sul blog dedicata ai sogni notturni che faccio, ho un'attività onirica molto intensa, che spesso mi inquieta, e potrei magari scriverne. Vedremo. 

 Capitolo Inter: capitan Zanetti è stato operato al tendine di Achille, è filato tutto liscio e ora dovrà stare in convalescenza per 3 settimane e poi per 6 mesi, speriamo torni almeno per l'addio ai tifosi, e io vorrei tanto esserci allo stadio quando avverrà ciò. Grossomodo tutto il mondo calcistico, dai tifosi ai giocatori di squadre storicamente rivali, gli ha augurato una pronta guarigione, ricordando la sua esemplare carriera e la sua encomiabile condotta dentro e fuori dal campo; solo un coglione ha approfittato dell'occasione, celando veleno e menzogna dietro ai finti (perché per me non sono genuini) auguri. Il coglione è lo stesso tizio che ha infangato lo sport più bello del mondo e imputtanato la sua declinazione italiana, un coglione che in un paese civile sarebbe a marcire in galera ma che invece nella repubblica delle banane che è l'Italia è libero di -anzi è pagato per- fare l'opinionista. 

 “Voglio fare gli auguri di una pronta e rapida guarigione a Zanetti, perché è un professionista e un uomo serio, quindi mi auguro che possa tornare in campo il prima possibile. Gli consiglio, però, di sfruttare questi mesi di degenza per leggere e studiare le carte di Calciopoli, anziché fidarsi di quello che racconta Moratti. Anche se, molto probabilmente, il difensore argentino recita una parte, perché aspira a prendere il posto che fu di Facchetti ai vertici della società”. -Luciano Moggi. 

Senza pudore e senza vergogna. Che schifo. Concludo con una frase che ho letto su twitter in riferimento a queste parole: 

"Zanetti e quel tizio nello stesso discorso non riesco a farli stare. Ognuno poi ha i simboli che si merita."

E' tutto, sin sin sin *** Ornella*



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