domenica 23 settembre 2018

Letture settembrine

 L'estate sta finendo... 🎶 
 Ehm. Settembre volge al termine e durante queste settimane ho letto cinque libri e ne sto leggendo altri due, quindi perché non parlarne? 


 Con due gruppi di lettura sto leggendo L'educazione, di Tara Westover e 21 lezioni per il XXI secolo, di Yuval Noah Harari. Il primo è un romanzo autobiografico scritto da una ragazza vissuta per la prima parte della sua vita in una comunità mormona, oppressa dal padre che impedisce a lei e ai suoi fratelli di socializzare con gli "infedeli" e di andare a scuola, di rivolgersi ai medici in caso di necessità, finché a poco a poco la maggior parte di loro disobbedisce alle regole paterne e cerca di migliorare le proprie condizioni di vita. Sono arrivata a metà libro e mi sta piacendo: la prosa è scorrevole, immaginifica ma anche concreta; l'evoluzione del linguaggio segue la crescita della protagonista narratrice e in questo mi ricorda i meccanismi linguistici di Lessico famigliare; la storia è coinvolgente e fluida, spesso cruda e tratta della violenza psico-fisica che Tara e i suoi fratelli subiscono per mano del padre e del fratello maggiore, dei danni causati dall'ignoranza e dall'oscurantismo religioso. Leggere questo libro mi scatena rabbia e tristezza. 
 Il secondo libro del periodo è un saggio appena pubblicato, scritto da uno storico che espone i problemi del mondo contemporaneo (fra gli altri, lavoro, disoccupazione, ambiente); sono solo all'inizio quindi non mi posso esprimere ma mi limito a dire che le sensazioni che mi suscita questa lettura vanno dalla disperazione -pensando alle condizioni in cui versano il mondo e l'umanità e dove andremo a finire-  passando per l'ammissione della mia ignoranza fino ad arrivare al sollievo se penso che questo libro è scritto talmente bene che si fa capire anche da chi come me non conosce metà degli argomenti affrontati. Insomma, c'è speranza. 

 Passando ai libri conclusi, se ho comprato e letto Cassandra di Christa Wolf è colpa di mia madre: avesse voluto chiamarmi Ermione anziché Cassandra, a quest'ora me la sarei spicciata con D'Annunzio e Harry Potter, invece mi sono auto-inflitta un mega ripasso della mitologia greca e romana, che non toccavo da circa quindici anni. (Senilità 😱) 
 Insomma, Cassandra è stato un acquisto d'impulso, non mi è dispiaciuto ma, mea culpa, mi aspettavo quello che non era ed è il monologo degli ultimi momenti di vita della sacerdotessa inascoltata, è un libro introspettivo, profondo, che scava nei sentimenti della protagonista, ma non mi ha fatto impazzire perché la prosa fa venire il fiatone, non ha divisione in capitoli, paragrafi o altro, è un continuo flusso di parole (vedere Il soccombente). La lingua è scorrevole sebbene a tratti lirica e altisonante, e ho trovato qualche refuso e l'obbrobrio della virgola fra sostantivo e predicato, ma essendo un libro "epico" potrebbe trattarsi di un errore voluto. Ho fatto fatica ad arrivare all'ultima pagina. 

 Chi sono io per criticare Umberto Eco e il suo Il fascismo eterno? Nessuno. Il mio pallino resta sempre Il nome della rosa, che ancora non sono riuscita a leggere, per ora devo accontentarmi de Il cimitero di Praga e di questo piccolissimo pamphlet, scorrevole, chiaro, didascalico ma c'è un ma. Non mi piace che il fascismo sia alla fin fine definito in maniera molto labile e non sia quasi caratterizzato ideologicamente; il fascismo può essere quindi qualsiasi cosa implichi dittatura, censura, violenza, imposizione, militarismo, culto della persona. Non so, la lettura mi è piaciuta ma mi ha lasciata un po' perplessa. 

 Cerchi infiniti. Viaggi in Giappone è la degna conclusione circolare (!!!) alla mia esperienza giapponese. Mi aspettavo molto di più da questo libro, che trovo troppo frammentario nella struttura e vagamente distaccato nella prosa, però è stato illuminante e di conforto ritrovare in queste pagine molte sensazioni personalmente provate durante la mia vacanza, in particolare il senso di straniamento ed estraneità avvertiti in Giappone. Interessante è anche la riflessione sul fatto che i viaggiatori/turisti cerchino nella mèta la conferma che quello che avevano letto e imparato in precedenza esiste davvero, della serie che studio della Torre di Pisa sui libri di geografia, vedo la fto dei miei amici davanti alla Torre, quindi vado finalmente a Pisa, mi accerto che la Torre ci sia, metto la spunta alla mia lista e passo alla prossima destinazione. 

 Come NON scrivere. Consigli ed esempi da seguire, trappole e scemenze da evitare quando si scrive in italiano di Claudio Giunta. Ovvero la bibbia ironica della scrittura in italiano che dovrebbe essere distribuita gratuitamente nelle scuole e nelle università. Questo manuale illustra gli errori da non commettere quando si scrive, quindi non insegna a scrivere ma spiega cosa non fare sul piano stilistico, di contenuto e in parte ortografico. Non condivido però due consigli, ovvero la sintesi estrema e l'eccessiva semplificazione del linguaggio a favore della comprensione: un conto è rendere il linguaggio immotivatamente ampolloso, artificiale e astratto, un altro è abbassare il proprio livello linguistico perché l'interlocutore è troppo ignorante. In generale credo che un politico o un divulgatore abbiano l'obiettivo di farsi capire da più gente possibile pertanto la semplificazione linguistica è nel loro interesse, però a me personalmente piace lo stile barocco, arricchito da pennellate, à la D'Annunzio: perché dire che Laura è bionda quando posso dire che l'omonima della Pausini e dell'amata di Francesco Petrarca ha i capelli del colore delle spighe di grano che ondeggiano al vento settembrino


 Dulcis in fundo, Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi. Senza ombra di dubbio, il libro più bello dell'estate e fra i migliori dell'anno. Un capolavoro. Mi dispiace che si abusi di questa definizione ma nel caso del libro della Nafisi è doverosa. Si tratta di un testo ibrido, prevalentemente un romanzo autobiografico misto a saggio letterario nel quale l'autrice intreccia le riflessioni sulle opere letterarie su cui vertono le sue lezioni universitarie con le proprie vicende personali e con quelle storiche e politiche dell'Iran negli anni della rivoluzione e del regime, con particolare attenzione alle condizioni di vita delle donne. Pur affrontando argomenti impegnativi, questo libro non è pesante né noioso ma al contrario coinvolgente, fa venir voglia di leggere tutte le opere di cui parla e ha un valore intellettuale, storico e letterario perché l'autrice stessa è un'esponente del mondo culturale iraniano e americano e perché è una donna che ha vissuto sulla sua pelle la guerra, le imposizioni e le proibizioni del regime, e le relative conseguenze sia generali che private del regime (censura, trasferimento negli Stati Uniti) sulla quotidianità dei cittadini. Questo libro dovrebbe essere letto da tutte le persone ingenue che credono che quelle poveracce delle donne dell'Est scelgano di indossare il velo e non che siano costrette a farlo da padri, fratelli o mariti. No. Svegliatevi. 
 Ho voluto concludere questo post parlando di Leggere Lolita a Teheran non solo per concludere in bellezza ma anche per chiudere il cerchio sulla religione aperto da L'educazione: che sia Mormonismo o Islam poco conta se poi l'atto finale consiste nella coercizione e nella violenza verbale, fisica o psicologica a danno degli elementi più vulnerabili della società, in genere donne e bambini. Che tristezza. 

 Concludo qui le mie riflessioni; non vedo l'ora di finire di leggere il saggio di Harari perché mi incuriosisce molto. Buona lettura!   📖 📚 
 E forza Inter! Che è come il nero, sta bene su tutto. Amala 💙❤ 

martedì 28 agosto 2018

The Wife Between Us - Ovvero, La mia storia con Marchisio





 Noia mortale. 

 Questa è la sensazione principale provata durante la lettura di questo libro, buono solo a far scorrere il tempo sulla cyclette o in volo, non a caso l'ho comprato proprio in aeroporto a Dubai.

Il pregio di questo romanzo è la scorrevolezza della scrittura (l'ho letto in inglese) e della trama, per il resto se ne sarebbe potuto fare a meno. Ormai qualsiasi libro che abbia come temi la violenza domestica e il matrimonio "borghese" disfunzionale è automaticamente associato a Gone Girl (per me insuperabile, sebbene all'epoca avessi già capito il colpo di scena dopo venti pagine) o a La ragazza del treno (di cui ho solo visto il film).

 In sostanza, questo romanzo è l'ennesimo racconto di un marito, Richard, che abusa psicologicamente e fisicamente di sua moglie, Vanessa. La narrazione è affidata, a capitoli alterni, proprio a Vanessa e alla nuova fidanzata di lui, Nellie, per poi scoprire a metà romanzo che Nellie è - anzi era - Vanessa all'epoca del fidanzamento con Richard. All'apparenza, Vanessa vuole impedire il matrimonio imminente fra Richard ed
Emma (il vero nome della nuova fidanzata) per gelosia, ma in realtà il suo obiettivo è salvarla da lui prima che la rovini come ha già fatto con lei e persino con Kate, la sua prima moglie. 

 Il romanzo presenta troppi colpi di scena e ribaltamenti inverosimili, in particolare l'identità di Emma e della psicoterapeuta di Vanessa, che risulterà essere proprio Kate. Insomma, le vicende sono ambientate a New York City ma, incredibilmente, tutti si conoscono e riescono a trovare persone che invece cercano di sparire. Ridicolo. Inoltre il fatto che Richard non sappia che la terapeuta che segue Vanessa  sia la sua ex è improbabile dato che lui monitora gli spostamenti della protagonista.

 Ma il grande problema di questo thriller, nel 2018, è che Vanessa anziché denunciare gli abusi e le violenze del marito abbia scelto di subire, annotare, e poi abbia pianificato di farsi lasciare da lui spacciandola per un'iniziativa del marito al fine di tutelarsi dalle sue eventuali reazioni. Insomma, troppo contorto, inverosimile, non originale e, a questo punto perché no, diseducativo. Per una lettura bella e di valore ad argomento molestie e abusi, io rimando ad un classico moderno della letteratura irlandese, La donna che sbatteva nelle porte, di Roddy Doyle. Insomma, risparmiate tempo e denaro e non leggete questo libro. 


giovedì 7 giugno 2018

Leggendo Haruki Murakami

 Quest'anno ho letto per la prima volta Haruki Murakami. Ho ricevuto Kafka sulla spiaggia a Natale dal mio amico Angelo, deus ex machina del viaggio in Giappone, e non vedevo l'ora di immergermi nei mondi creati da questo autore ma soprattutto nella narrativa giapponese di cui sono abbastanza ignorante. 

 

 Quindi si può immaginare la mia delusione quando non mi è piaciuto molto quello che ho letto, perché era un regalo, perché Murakami è uno degli autori contemporanei più amati e apprezzati al mondo e perché, come detto, sto cercando di ampliare le mie conoscenze sul Giappone sia in ambito letterario in generale sia in vista della nostra vacanza. 


 Kafka sulla spiaggia non mi è piaciuto particolarmente soprattutto perché avevo aspettative altissime, e questo è il mio più grande problema esistenziale, le aspettative. Ma questa è un'altra storia. 
 Due aspetti positivi del romanzo sono la scorrevolezza della lettura (in italiano) e ovviamente la possibilità di imparare a conoscere una cultura molto diversa dalla propria.
 I lati negativi superano quelli positivi e sono legati soprattutto al fatto che io non amo il genere fantasy.   Questo romanzo è classificato come appartenente al realismo magico ma tra pesci che piovono dal cielo, pietre magiche, gatti parlanti, viaggi nei sogni, nel tempo e nella memoria,  di realismo non ne rimane molto, a mio avviso.
 Come tutti gli scrittori asiatici di cui ho letto libri, anche Murakami si focalizza molto sul sesso, a volte anche in maniera gratuita, asfissiante e ossessiva (perché scrivere più e più volte dei testicoli del cane senza un apparente motivo funzionale alla narrazione? Per puro voyeurismo?).
 Mi è piaciuto invece l'aspetto meta-letterario, anche se a volte mi è risultato un po' pedante e forzato e ho apprezzato l'edizione Einaudi per le note di traduzione e il glossario dei termini a fine volume. 

 Ovviamente, al di là dei miei gusti personali, riconosco la potenza narrativa, descrittiva e immaginifica di questo romanzo e della prosa di Murakami, ma non credo leggerò altri suoi lavori, appunto, di narrativa perché tutta questa magia che caratterizza la sua scrittura mi infastidisce. Consiglio il libro a chi è appassionato di Giappone, Asia e realismo magico e a chi, come me, vuole leggere opere di grandi autori al di là dei propri gusti personali di genere letterario. 


 Dicevo che non avrei letto altri suoi romanzi però mi attirava il saggio autobiografico che Murakami ha pubblicato qualche anno fa sulla sua esperienza di maratoneta amatoriale, L'arte di correre, quindi ho deciso di riprovarci, e non me ne sono pentita. 


 

 Ho letto questo libro volontariamente a singhiozzo tra casa e palestra sulla cyclette e mi è piaciuto molto; Murakami racconta come si sia avvicinato all'attività sportiva e di scrittura e, per dirla in breve, il libro è una riflessione sul tempo che scorre, sull'autodisciplina, sul lavoro e sull'impegno quotidiano fisico e mentale. È stata una lettura molto piacevole, scorrevole, illuminante e soprattutto di consolazione perché fa capire che nella lotta contro i chili di troppo, o comunque nella corsa verso la forma fisica salutare, non siamo soli. Sono contenta di averlo letto perché conferma il mio soggettivo e discutibile approccio ai grandi autori di cui non amo il genere letterario principale: leggerne i saggi. 







martedì 22 maggio 2018

Il senso di questo libro?

 Da circa un annetto ho adocchiato un libro scritto da Julian Barnes, Il pappagallo di Flaubert, ma in attesa di leggerlo ho deciso di avvicinarmi a questo autore tramite un altro suo romanzo, Il senso di una fine.  
 Questo libro è narrato in prima persona dal protagonista Tony, che seguiamo negli anni della sua giovinezza, dei primi amori e dei momenti significativi con i suoi amici. Al centro della narrazione c'è il personaggio di Adrian, ammirato, amato, corteggiato, anche dopo un avvenimento chiave del romanzo. 

 Il senso di questo libro non mi è completamente chiaro. Mi sono piaciuti lo stile, la riflessione sul tempo che scorre, i riferimenti filosofici e letterari e penso sia scritto davvero molto bene perché pur non essendomi piaciuto particolarmente, soprattutto nel finale, non faccio che pensarci e ho detestato quasi tutti i personaggi, tranne forse Margaret, quindi ha lasciato delle sensazioni non indifferenti.

 Non mi è piaciuta affatto la conclusione o comunque la reazione "buonista" e impietosita di Tony e come lui agisce nel finale nei riguardi di Veronica e delle di lei azioni. 
 Mi ha infastidito la caratterizzazione quasi stereotipata di Veronica, che dice quattro frasi in croce per tutto il libro e tutte altezzose, volutamente ed esageratamente criptiche e acide all'indirizzo di Tony: se sai che il tuo ex era un rimbambito non puoi pretendere che dopo quarant'anni afferri al volo i tuoi indovinelli che già non capiva quando eravate giovani. E in generale non capisco tutto l'astio che lei continua a nutrire verso Tony, che in fondo è un povero inetto.

 Un'altra cosa che mi ha disturbato nel libro riguarda Tony ed è l'arrendevolezza con cui ha rinunciato al lascito che gli spettava, probabilmente in virtù di un senso di colpa (immotivato perché di fatto non è colpa sua se le maledizioni che aveva scagliato contro Adrian e Veronica si siano poi avverate) ma ancora una volta ha concesso troppo a Veronica.
 Altra cosa fastidiosa: il processo di adorazione e beatificazione di Adrian anche dopo il suo gesto e i motivi per i quali lo ha fatto; nonostante la banalità di questi motivi, comunque si continua a ripetere quanto fosse intelligente (citazione della madre di Tony) e superiore rispetto agli altri. 


 Insomma, è un libro che mi ha lasciato molte riflessioni ma anche perplessità. 

 O* 

martedì 15 maggio 2018

Tag - Harry Potter

 Un articolo veloce con un tag su Harry Potter molto popolare su Youtube, in particolare qui allego il video di Ilenia Zodiaco, meravigliosa.                                                                           🌠                                                                                  

 https://www.youtube.com/watch?v=KYN27ApTkvU 

1. Quando e come hai conosciuto Harry e il suo mondo? Tra la prima e la seconda media, mio padre mi regalò i primi due volumi al ritorno da un viaggio di lavoro. 

2. In che ordine hai letto i libri? Ovviamente dal primo al settimo. 
3. Qual è il tuo libro preferito? Quello che non ti è piaciuto? Il mio preferito è il terzo; nessun volume non mi è piaciuto, forse il meno gradito è il settimo. 
4. Qual è il tuo personaggio MASCHILE preferito? Sirius Black. 
5. Qual è il tuo personaggio FEMMINILE preferito? Hermione, McGranitt. 
6. Dai un voto al tuo libro preferito dall'1 al 10 e spiega il perché. Il mio libro preferito è il terzo, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban; ovviamente il voto è 10: mi è piaciuta la trama e soprattutto l'ingresso del mio personaggio preferito, Sirius, il padrino di Harry. La trama del libro è ricca di colpi di scena, ben costruita e naturalmente commovente e coinvolgente. 
7. La migliore trasposizione cinematografica e la peggiore? La peggiore è quella del terzo libro; le migliori sono la prima e la seconda. 
8. Qual è secondo te l'ambientazione migliore? E la peggiore? La migliore è Hogwarts, la peggiore non saprei. 
9. Qual è il tuo Weasley preferito? Quello che non puoi neanche sentire nominare? I miei preferiti sono i genitori, il personaggio che prenderei a schiaffi è Ginny, insulsa e inutile. 
10. Qual è la tua Creatura Fantastica preferita? Ippogrifo. 
11. Qual è il tuo Mangiamorte preferito? Bellatrix. 
12. Se fossi ad Hogwarts, quale sarebbe il tuo passatempo magico preferito? Trasfigurazione e Quidditch. 
13. Quale tra i Big 7 è il tuo preferito? Hermione. 
14. Qual è il tuo Professore di Hogwarts preferito? Lupin e McGranitt.  
15. Qual è il tuo incantesimo magico preferito? Expecto Patronum. 
16. Hai qualche libro su Harry Potter NON scritto dalla Rowling? Se si, quale? No. 
17. Hai mai partecipato a un raduno Potteriano? Dove? No. 
18. Hai qualche gadget potteriano? Cosa? Articoli di cancelleria, la Giratempo. 
19. Qual è la tua citazione preferita? "Happiness can be found, even in the darkest of times, if one only remembers to turn on the light.", Silente. 
20. Chi avresti voluto che non morisse? Chi avresti lasciato che morisse? Ovviamente Sirius; per il resto, non interferisco con la trama. 
21. Ti aspettavi un finale diverso? Se si, come lo avevi immaginato? Con meno morti. 
22. Qual è la tua materia preferita? Trasfigurazione. Quella che non studieresti volentieri? Materie teoriche. 
23. Cosa sceglieresti tra un gufo/ un gatto/ un rospo? Un gufo. 
24. In che casa vorresti essere smistato? In quale ti rifiuteresti di andare? Vorrei Corvonero ma sono stata smistata a Serpeverde, che non vrei voluto. 
25. Sei iscritto a Pottermore? Ti piace il sito? Sì e sì. 
26. Cosa pensi di quelli che dicono "Harry Potter è solo un libro!"? Sono delle capre insensibili! 
27. Hai letto anche gli altri libri di Harry? (Animali fantastici dove trovarli/ Il Quidditch attraverso i secoli/ Le fiabe di Beda il Bardo). No. 
28. Qual è il tuo Dono della Morte preferito? La bacchetta. 
29. Qual è la tua coppia preferita della saga? Quella che non approvi? Mi piacciono Hermione e Ron ma non Harry e Ginny. 
30. Se potessi parlare con zia Jo, cosa le diresti? GRAZIE! E, per favore, scrivi il prequel sui Malandrini. 

La vita immortale di Henrietta Lacks


 Non aggiorno questo blog da circa due mesi, perché non ho chissà cosa da raccontare e soprattutto perché ho un'infinità di cose da fare, in particolare al lavoro, e infatti sono abbastanza esaurita e non vedo l'ora di arrivare alla fine dell'anno scolastico. Ci  siamo quasi, manca un mesetto.  💪 

 Nell'ultimo anno ho fatto una scelta singolare e sembra abbastanza incoerente e ridicolo dichiarare una cosa del genere su un blog: ho annullato l'abbonamento internet a casa. 
 Perché? All'inizio perché, dopo il trasloco e la fine del precedente contratto, non mi andava di sottoscrivere il nuovo abbonamento e pagarlo a vuoto per il mese in cui sarei stata in Italia, poi man mano che passavano i mesi mi sono accorta di essere stata sino ad allora sempre più dipendente da internet, dalle serie tv, dai video su Youtube, dalla connessione wifi; avevo trascorso sempre più tempo parcheggiata davanti al pc senza neanche rendermene conto. E, cosa gravissima per me, avevo quasi smesso di leggere senza neanche rendermene conto. Annullando internet, quindi, ho ripreso a leggere quasi ai livelli a cui ero abituata anni prima, e ne sono molto felice. 
 Quindi tra un turno di lavoro e un tragitto in bus, tra un acquisto online e un video di cucina, mi sono imbattuta in questo libro meraviglioso, che merita un articolo sul mio blog. 



 Questo romanzo è meraviglioso e andrebbe fatto leggere nelle scuole. L'autrice, Rebecca Skloot, racconta la vicenda dell'americana Henrietta Lacks, conosciuta nell'ambito scientifico e accademico sotto la sigla HeLa, che indica le cellule affette da cancro prelevate dalla sua cervice negli anni 50. 
 Cosa c'è di affascinante in tutto ciò? C'è che queste cellule si sono rivelate essere immortali, ossia sono in grado di riprodursi all'infinito, e questa caratteristica le ha rese idonee a sperimentazioni, ricerche ed esperimenti che hanno portato -e tuttora continuano a farlo- ad innumerevoli e importantissime scoperte scientifiche. Quello che rende ancor più affascinante e toccante la storia di Henrietta è che le cellule non hanno mai fruttato un soldo né a lei né alla sua famiglia, che per generazioni ha vissuto nell'indigenza e nella povertà: paradossalmente, aziende e privati si sono vergognosamente arricchiti commercializzando HeLa in tutto il mondo, ma i parenti lontani e vicini della donna non hanno i soldi per l'assicurazione sanitaria. 

 La storia è coinvolgente, scorrevole e di facile comprensione anche per chi non è esperto del settore scientifico; l'autrice alterna e intreccia la vicenda privata e personale di Henrietta e della sua famiglia con le molteplici strade percorse dalle cellule prelevate dal suo corpo.  Il libro non è solo un piacevole e commovente prodotto di intrattenimento ma offre spunti di riflessione sui danni dell'ignoranza, sulla difesa e sulla violazione della privacy, sul progresso della scienza e della ricerca, sul (non) guadagno economico individuale a fronte del benessere sanitario collettivo. L'autrice pone l'accento sul dilemma etico e morale della sperimentazione sugli esseri umani, sull'apparente attitudine che alcuni scienziati hanno di porsi sullo stesso livello di Dio; non fornisce risposte ma, almeno per quanto riguarda me, lascia una traccia nello spirito del lettore. Uno dei libri più belli che abbia letto. 


 Naturalmente le mie parole non rendono che in minima parte la potenza di questo libro e spero che abbia il successo che merita. 

  Sin sin sin * 

venerdì 2 marzo 2018

Brott och straff

 Il titolo in svedese di Delitto e castigo è tutto un programma e sembra una parolaccia. 

 Sono fiera e orgogliosa di aver finalmente portato a termine questa lettura che mi accompagnava da circa sei mesi, del resto si trattava di Dostoevskij, mica di Moccia. Il libro mi è piaciuto molto e mi ha angosciata; non era la prima sua opera che leggevo, all'università avevo letto senza particolare coinvolgimento Le notti bianche e Memorie dal sottosuolo, ma questo romanzo mi ha completamente catturata. 
 Quando mi interrogo sulla definizione di classico, concludo che si possa definire tale un'opera attuale e moderna seppure datata, che tratti argomenti universali, che sia scritta (molto) bene e che trasmetta un insegnamento. Oppure un'opera che in qualche modo abbia segnato o inaugurato un'epoca, un movimento artistico o uno stile letterario. 
 Quando penso alla parola capolavoro, mi appaiono davanti agli occhi due nomi su tutti: Shakespeare e Dante, e ovviamente anche Dostoevskij d'ora in poi.  Secondo me, oltre ai pregi di un classico, il plusvalore di un capolavoro è lo stile, il capolavoro ti entra nella testa e nelle vene, non ti abbandona anche a distanza di tempo dalla fine della lettura, ti trattiene a sé. 
 Mentre leggevo questo libro, ho sofferto di insonnia e crampi allo stomaco; empatizzavo con Raskòlnikov, sentivo il freddo e l'umidità addosso a me quando lui vagava sotto la pioggia per le strade di San Pietroburgo; sentivo la sensazione di sporcizia per i suoi vestiti sudici e strappati; avvertivo un senso di claustrofobia quando era chiuso nella sua stanza angusta e opprimente; mi perdevo nelle sue elucubrazioni mentali. 
 Questo romanzo non è una lettura piacevole né una passeggiata della salute psicofisica, ma è un'esperienza libresca godibile e doverosa. Delitto e castigo è ovviamente un capolavoro, un classico, attanaglia lo spirito  del lettore,  è incredibilmente cervellotico (qualità che amo nelle opere), è attuale nelle riflessioni che suscita

  Il fine giustifica i mezzi? L'ideologia  basta ad infrangere la legge? Quanto vale la vita di essere umano? E le vite delle persone hanno tutte lo stesso valore? È giusto uccidere una strozzina? L'assassino è un volgare criminale o un eroe? 

 L'unica grande difficoltà oggettiva, visiva e mentale di questi benedetti romanzi russi sono i nomi, i cognomi, i soprannomi, i patronimici e i diminutivi dei personaggi, per il resto vale assolutamente la pena arrovellarsi un po' il cervello, segnarsi due appunti su chi-si-chiama-come e procedere. 

 Il prossimo russo che vorrei leggere è Pasternak, e vorrei rileggere Lermontov che è tornato nella mia libreria, ma per alleggerirmi lo spirito dopo Dostoevskij dovrei dedicarmi a Topolino per due mesi.  

 Avrei potuto parlare di calcio in questo articolo, avrei potuto condire la mia riflessione su questa lettura con un parallelo pallonaro, dicendo ad esempio che Delitto e castigo potrebbe avere come sottotitolo "Calciopoli", ma l'associazione (a delinquere!) non reggerebbe, perché Rodia alla fine ha confessato il suo crimine ed è stato spedito ai lavori forzati in Siberia per espiarlo, mentre la juvem---a dopo l'annetto nel Purgatorio in Serie B è tornata a delinquere. Ma ho deciso di non tracciarlo, il parallelo. 

 Amala * 

sabato 3 febbraio 2018

Il terzo mese più bello dell'anno

 Non aggiornavo questo benedetto blog da circa quattro mesi e tra una cosa e l'altra, siamo arrivati a febbraio. Cosa ho fatto in questo quarto di anno? Come procede la mia vita? Come al solito, niente di eccezionale è successo, a parte una cosa in particolare: ho prenotato un viaggio meraviglioso, il mio primo viaggio extra-europeo, andrò in Giappone! Che bello!, mi emoziono solo al pensiero :) 

 Lo scorso ottobre ho visitato la Scozia, in particolare Edimburgo, una città bellissima, fiabesca, non particolarmente cara, vivibile, piena di storia, architettura, sovrastata dal castello e immersa in un'atmosfera Potteriana. È stata una vacanza brevissima ma molto piacevole, e vorrei sicuramente tornare in questa città. 
 A Natale sono tornata in Italia e non mi sono di certo annoiata. 

 Per quanto riguarda i doveri, la tesi mi guarda e io mi volto dall'altra parte, per il momento ho messo tutto in stand-by; questo semestre studierò letteratura e traduzione svedese-italiano e sarò come sempre sommersa dal lavoro, spero di riuscire a fare tutto. 
 Non vedo la palestra da oltre un mese, infatti ho messo su tre chili negli ultimi mesi, che strazio. 

 A novembre ho letto uno dei libri più belli, emozionanti e coinvolgenti che abbia mai incontrato nella storia delle mie letture: Pastorale americana, di Philip Roth. Sarà che il protagonista si chiama "lo Svedese", magari se si fosse chiamato il bulgaro non avrebbe sortito lo stesso effetto, ma questo romanzo mi ha colpita profondamente, mi ci sono immedesimata e ho riscontrato tratti comuni con la mia vita e con la Svezia, appunto. Che bella lettura! 

 Dopo una partenza sprint, l'Inter ha subìto un significativo rallentamento purtroppo, per ora siamo al 4° posto, speriamo di salire un altro po'. Nonostante i supporti elettronici, la juvemerda continua beatamente a rubacchiare, che schifo. 
 Mi godo questo weekend di semi relax, fra tre settimane ci sarà la pausa invernale, che meraviglia! 

 Amala * 

venerdì 2 febbraio 2018

Tag - Get To Know Me




1. Qual è il tuo secondo nome? Non lo voglio dire!
2. Colore preferito? Rosso, nerazzurro. 

3. Qual è stato il tuo primo migliore amico? Anastasia. 
4. Quanto sei alta? 165-167. 
5. Cani o gatti? Sono belli entrambi ma preferisco i gatti e ho paura dei cani. 
6. Momento più divertente vissuto a scuola? In quinto superiore, leggendo ad alta voce un brano su Montale, mi imbattei in una parola che mi ricordava una cosa ridicola, e cominciai a ridere e a piangere dalle risate. Non riuscivo più a fermarmi e la prof mi mandò amichevolmente fuori dall'aula per il resto dell'ora :D
7. Quanti paesi hai visitato? Sedici, solo in Europa. 
8. Sei o sei stata all'università? Ci sono stata e ora ci sono anche tornata. 
9. Quali erano le tue materie preferite e le più odiate al liceo? Preferivo le letterature, l'inglese, non disdegnavo chimica e biologia; odiavo la fisica. 
10. Qual è il tuo drink/bibita preferito? Coca cola, Estathe al limone, Aperol Spritz, Mojito, Vodka, Crodino. 
11. Il tuo animale preferito? L'aquila, il gatto. 
12. Il tuo profumo preferito? Muschio bianco; Hugo Boss. 
13. Tè o caffè? Tè, cappuccino. 
14. Come hai chiamato o chiameresti i tuoi figli? Se mai dovessi avere una femmina, Iris. 
15. Quali sport pratichi o hai praticato? Vado in palestra per dimagrire; ho praticato ginnastica artistica, nuoto, pallavolo. 
16. Il tuo libro preferito? Alcuni dei preferiti: Enduring Love, Ian McEwan; La donna del tenente francese, John Fowles; il terzo volume di Harry Potter; Tuesdays with Morrie, Mitch Albom; Pastorale americana, Philip Roth.
17. Quali sono alcuni dei tuoi YouTuber preferiti? Read Vlog Repeat, Cliomakeup, Ilenia Zodiaco, Matteo Fumagalli, MissCreamyCreamy, Fatto in casa da Benedetta. 
18. Il tuo film preferito? Mi piace molto L'attimo fuggente. 
19. Sei single o fidanzato? In coppia. 
20. Qual è il tuo primo appuntamento ideale? Cena a base di pizza, ambiente informale, intimo ma non troppo impegnativo né rumoroso, dove si possa avere la possibilità di parlare per conoscersi. 
21. Quali sono alcune delle tue serie tv preferite? Una mamma per amica, Friends, Grey's Anatomy, Un medico in famiglia. 
22. Ricordo d'infanzia preferito? Mio nonno che mi portava a scuola alle elementari o mi raccontava le favole in latino.
23. Parli altre lingue e quanto bene? Inglese e svedese molto bene; ho studiato lo spagnolo e lo capisco all'80% ma sono arrugginita in grammatica e produzione orale e scritta. 
24. Hai fratelli? Un fratello e una sorella. 
25. Come descriveresti il tuo stile? Comodo, casual, sono una ragazza della porta accanto, o meglio, sciattona che si veste al buio XD 
26. Il tuo ristorante preferito? Pizzeria, greco, sushi, ma pure un hamburger va bene. 
27. Che telefono hai, IOS o Android? Android, credo (sono tecnolesa, cit). 
28. PC o Mac? PC. 
29. Se fossi un'altra persona, saresti amica di te stessa? Sì, perché sono onesta, affidabile, tendenzialmente gentile e moderatamente intelligente. 
30.  Raccontaci una tua brutta abitudine! Sono ansiosa, per il nervosismo agito le gambe, faccio tremare le superfici intorno a me, mi tormento le mani e le labbra e parlo troppo e troppo veloce. Odio fare le pulizie. Non so fare buon viso a cattivo gioco (se mi stai sul cazzzz, si vede); mangio troppe schifezze. 
 Forza Inter sempre!